SOCIETA’. 8 marzo: le donne lombarde producono il 40% del bilancio familiare

Il 65% dei lombardi, non esprime preferenza di genere tra un capo uomo o donna, ma il 15% degli uomini preferisce avere una donna come responsabile sul posto di lavoro, anche se il 18% dei dipendenti continua a preferire un dirigente uomo. Un lombardo su quattro è convinto che un’imprenditrice possa avere sul mercato più successo di un imprenditore e lo pensano in particolare il 25,4% delle donne e il 18,5% degli uomini. Il successo femminile è frutto in primo luogo del nuovo contesto sociale (49,4%) e quindi della capacità di mettersi in gioco (37,6%), un atout che le donne riconoscono come proprio più di quanto facciano gli uomini (41,7% contro il 26,9%).

Sono questi i dati raccolti dall’indagine elaborata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza – svolta su un campione circa 850 lombardi – in occasione della Festa della donna. Dall’indagine emerge inoltre che nelle famiglie lombarde lo stipendio della donna contribuisce mediamente al 40% del bilancio; eppure, a parità di ruolo, per il 40% dei lombardi la retribuzione media di una lavoratrice rispetto ad un lavoratore continua a essere nettamente inferiore.

In un’impresa lombarda su cinque, più del 60% dei dipendenti è donna e le "non garantite", con contratti flessibili e a tempo determinato, rappresentano il 9% del personale femminile. Tra i principali problemi incontrati dalle donne lombarde sul posto di lavoro, al primo posto si trova sicuramente la classica quadratura del cerchio – rappresentata dal conciliare lavoro e famiglia (67,3%) – seguita dalla scarsa flessibilità (19,8%) e dagli ostacoli alla carriera in seguito alla maternità (10,3%). Ai figli, le donne lavoratrici riescono a dedicare mediamente due ore e mezza al giorno e meno di una su tre ha la possibilità di consacrare alla cura della famiglia più di tre ore al giorno.

"Anche se il mondo del lavoro è sempre più rosa, e si registra un trend in crescita del numero di imprenditrici- ha spiegato Mina Pirovano presidente del comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Monza e Brianza – il processo di integrazione non è ancora terminato. E’ fondamentale accordare più fiducia alle donne lavoratrici e imprenditrici, cercando soprattutto di metterle in condizione di poter continuare a lavorare conciliando i tempi di lavoro con quelli della famiglia, perché oltretutto, una lavoratrice più serena è più funzionale per la stessa azienda".

Conciliare lavoro e famiglia continua a essere quindi il principale problema che le donne lombarde incontrano sul posto di lavoro (67,3%), soprattutto a Brescia (86,6%) e a Varese (75%). La scarsa flessibilità è denunciata soprattutto a Monza e Brianza (23,3%) e a Milano (20,4%): in queste province la carriera è frenata a causa della maternità mentre tra le mamme lavoratrici brianzole e bergamasche, c’è la percentuale più alta (rispettivamente 20,5% e 22,9%) di chi riesce a dedicare ai propri figli un tempo inferiore a un’ora al giorno.

Infine, l’ultima idea del Comune di Milano in chiave femminile, è quella di istituire un’anagrafe delle casalinghe per valorizzare il loro duolo nella famiglia garantendo loro un salario fisso (se verranno trovati i fondi).

"E’ un progetto per le donnecostrette a lavorare per far quadrare i conti domestici, ma che preferirebbero fare invece la ‘professionista della casa e della famiglia’, seguendo di più i propri cari", ha dichiarato Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore comunale alla Salute.
A questo scopo, verrà messa a punto un sistema di raccolta dati per istituire un’anagrafe aggiornata e individuare così quante donne potrebbero trovarsi in questa condizione, mentre sono allo studio altre misure per supportare le donne lavoratrici che devono affrontare anche il carico domestico, potenziando per esempio, il servizio dello ‘psicologo d’azienda’.

di Flora Cappelluti

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