SOCIETA’. A Torino un “albergo sociale” per le persone in difficoltà

Aiutare chi è vittima dell’emergenza abitativa ma anche chi ha bisogno di un alloggio temporaneo per motivi di studio o lavoro. E’ questo l’obiettivo del primo "albergo sociale" che il Comune di Torino farà sorgere in uno dei quartieri più caldi della città: Porta Palazzo. L’iniziativa degli assessori alle Politiche per la casa Roberto Tricarico e all’Urbanistica Mario Viano ha ricevuto l’altroieri l’approvazione della Giunta e passerà ora al Consiglio comunale.

L’albergo sociale nascerà in un palazzo in disuso del demanio che sarà a breve acquistato dal Comune per 1,13 milioni di euro grazie a fondi regionali per la realizzazione di alloggi sperimentali. A gestirlo, per conto del Municipio e almeno per 25 anni, saranno privati che già operano nell’ambito della socialità, dopo opportuno concorso pubblico.

Una volta ammodernata questa struttura offrirà a circa 25-30 famiglie o persone singole in difficoltà, per giorni o pochi mesi, aree comuni e una serie di stanze e bilocali con angolo cottura e servizi. "Questa dell’albergo sociale – spiega l’assessore Tricarico – è solo la prima di una serie di interventi sperimentali che entreranno nel piano Casa 2009-2010. A seconda di come risponderà il mercato privato potremo pensare non solo ad alberghi ma anche a residence collettivi e condomini solidali".

Numerosi i vantaggi del progetto per il Comune: l’albergo sociale, infatti, non solo arricchirà la città di una struttura agile disponibile per chiunque su prenotazione riqualificando un’area al momento degradata, ma anche permetterà un risparmio di circa 380mila euro l’anno nella gestione dell’emergenza abitativa (normalmente risolta rivolgendosi al mercato alberghiero tradizionale). "Tutto questo – avverte però il responsabile del progetto per l’assessorato alla Casa Giovanni Magnano – non sostituisce gli interventi tradizionali. E’ la dimostrazione piuttosto che abbiamo preso atto che l’emergenza abitativa non è un problema solo delle famiglie".

L’iniziativa, infine, viene incontro alle esigenze di tutte le vittime di sfratti esecutivi che da sempre lamentano le difficoltà di lunghi soggiorni in strutture ricettive (come per esempio il divieto di cucinare).

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