SOCIETA’. “Accompagnare dalla pena al lavoro”, i risultati del progetto Italia Lavoro

"Il mercato del lavoro è fatto di persone e dunque di domanda ed offerta personalizzata. Ci sono fasce di popolazione socialmente svantaggiate, come i diversamente abili, i tossicodipendenti e gli ex carcerati, e credo che sia in quest’ambito che si misura la civiltà di un paese". Così il Presidente di Italia Lavoro, Natale Forlani, ha aperto il convegno, che si è tenuto oggi a Roma, sul tema "Accompagnare dalla pena al lavoro".

Il fulcro dell’appuntamento di oggi è stato il progetto "Lavoro nell’inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto", cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo e affidato dal Ministero del lavoro ad Italia Lavoro. Era l’estate del 2006 quando il Governo ha proclamato il provvedimento di indulto che ha generato immediatamente un’esigenza: quella di promuovere l’occupabilità e il re-inserimento nel tessuto sociale dei beneficiari, cercando di intercettare le loro esigenze e di prevenire la recidiva.

Dunque il progetto di Italia Lavoro si è inserito in questa prospettiva, affrontando il tema carcere-lavoro in un’ottica di azione di sistema, che ha dimostrato che prendersi carico della persona che esce dal carcere permette di raggiungere obiettivi importanti: alleggerisce il sovraffollamento delle carceri, riducendo i costi della politica carceraria, che ha un costo unitario giornaliero di 157 euro; contribuisce alla riduzione della recidiva, accrescendo la sicurezza delle comunità e finalizza le politiche assistenziali del comuni verso il mondo del lavoro.

Ma ecco cosa ha fatto, in concreto, il progetto di Italia Lavoro: ha realizzato 2000 tirocini in 14 aree metropolitane di 12 Regioni che hanno coinvolto 2158 persone, diverse istituzioni a livello territoriale, creando in maniera sensibile una rete di relazioni e definendo un modello di intervento sui fine pena e le persone in misure alternative, condiviso e trasferibile.

"E’ stata in assoluto una novità – ha spiegato Forlani – anche perché la cooperazione tra i vari operatori non era una cosa così scontata. Purtroppo questo tipo di approccio non è consolidato nel nostro Paese e spesso nella comunicazione fanno rumore soltanto le storie di ricadute e non quelle di riscatto. Noi invece abbiamo dato proprio spazio a tante storie di riscatto e crediamo che questo sia vantaggioso per ogni comunità".

Oltre ai risultati concreti del progetto, il convegno ha messo l’accento su una realtà: bisogna fare un passo indietro verso una maggiore inclusione sociale. Anche a livello europeo, con la strategia di Lisbona, si è puntato molto alla competizione del mondo del lavoro, ma questo approccio da solo non basta; c’è bisogno di una maggiore attenzione verso la dimensione sociale, che dia risposte personalizzate alle singole esigenze. Solo così si riesce a lasciare alla persona un reale valore da mettere nel proprio bagaglio. L’auspicio è quindi quello di andare oltre i singoli progetti e gli sporadici interventi, creando un vera e propria prospettiva di integrazione sociale.

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