SOCIETA’. Acqua, Altroconsumo: per privatizzarla servono regole e garanzie

La privatizzazione dell’acqua è una questione importante che va al di là della semplice scelta tra pubblico e privato. Altroconsumo riporta l’argomento all’attenzione dell’opinione pubblica, ricordando che in poche settimane sono state raccolte centinaia di firme per promuovere il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Gli italiani si sono mobilitati non solo per difendere una risorsa che non può essere trattata come una merce qualsiasi, ma anche perché la legge Ronchi non affronta seriamente i veri problemi: cattivo stato degli acquedotti, inefficienza della rete, che fa perdere il 37% di acqua, l’erogazione a singhiozzo al Sud, la necessità di investimenti e di modernizzazione.

Secondo Altroconsumo è necessaria una riformache affronti i nodi strutturali. Invece la legge Ronchi si limita ad imporre che i privati abbiano una quota minima del 40% nelle società che gestiranno il servizio idrico. E questo entro il 31 dicembre 2010, data in cui decadono tutte le concessioni relative al servizio idrico rilasciate senza aver fatto alcuna gara d’appalto pubblico.

Ma ci sono realtà in cui la gestione pubblica del servizio idrico funziona benissimo, come dimostrano i dati dell’inchiesta di Altroconsumo in 35 città italiane. Allora è sbagliato imporre una quota di partecipazione dei privati nelle società di gestione, anche perché l’acqua e la rete restano di proprietà pubblica. "A queste condizioni – si chiede l’Associaizone dei consumatori – gli erogatori avranno interesse a fare investimenti su strutture non di loro proprietà? Di sicuro avranno interesse a vendere l’acqua con profitto, ritoccando le tariffe".

Sono appunto le tariffe il vero punto critico. Già oggi dove l’acqua è gestita da privati, le bollette sono sempre più care, nel caso di Arezzo lo sono 4 volte di più rispetto a quelle delle città più economiche. Bisogna dunque evitare che la gestione dell’acqua diventi terreno di caccia di speculazioni o di potere.

Per evitare questo servono regole e garanzie, sulle quali deve essere chiamata a vigilare un’Autorità di controllo indipendente a livello nazionale, che definisca e monitori le tariffe applicate e la loro congruità rispetto agli investimenti fatti e alla qualità offerta, come fanno oggi gli enti di vigilanza territoriale (Ato). "Tanto più in un servizio che sarà in regime di totale monopolio a livello locale – conclude Altroconsumo – dove nemmeno giocherà la concorrenza come per altri servizi essenziali liberalizzati, come per esempio le comunicazioni, la luce e il gas. In questi i rischi reali – e le valenze vitali e simboliche – sono minori, ma un garante è stato previsto fin dall’inizio. L’acqua invece la si privatizza, senza rafforzare le garanzie".

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