SOCIETA’. Acqua, consumatori ribadiscono contrarietà alla privatizzazione

MILANO – A poche ore dall’approvazione del controverso decreto Ronchi, che favorirà l’ingresso di operatori privati nella gestione dei servizi idrici – definito la privatizzazione dell’acqua – si è tenuto a Milano il convegno Internazionale "La Classe e L’Acqua", organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2009.

Così, mentre prende il via libera tra mille polemiche il decreto Ronchi – dopo il percorso avviato con il Forum di Milano che ha coinvolto, Ifad, World Food Programme, Expo 2015 e il mondo economico privato sulle strategie migliori da adottare nella lotta alla fame e alla povertà – la scelta di privatizzare la gestione dell’acqua può di fatto apparire in contrasto anche con lo spirito stesso dell’Expo 2015 "Nutrire il Pianeta, Energia per la vita", con gli orientamenti sul tema a livello europeo e perfino con le linee guida del convegno stesso, che si inserisce all’interno di un progetto pilota di Educazione Alimentare rivolto ai bambini per sensibilizzare una nuova generazione di giovani, sul tema dell’alimentazione.

Al convegno hanno partecipato tra gli altri – oltre alle autorità cittadine, ai rappresentanti della Camera di Commercio e del Parlamento europeo a Milano – anche Anna Bartolini, giornalista e rappresentante delle organizzazioni dei Consumatori ed Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua medico dietologo. "La Classe e L’Acqua" voleva essere infatti un’occasione in cui istituzioni nazionali e internazionali, cattedratici, esperti, operatori e associazioni potevano confrontarsi sul tema dell’acqua e delle implicazioni relative al soddisfacimento del fabbisogno energetico dell’organismo e dell’ambiente, in un’ottica generale di sviluppo sostenibile, di diritto, di protezione dell’ecosistema e di attenzione alla qualità e alla salute.

Ma come è possibile lanciare questo messaggio quando, nei fatti l’acqua non viene riconosciuta come un diritto universale, ma solo come un bisogno umano al pari di qualsiasi altra merce? E qual è il punto di vista delle associazioni italiane su questo tema? Help Consumatori lo ha chiesto ad Anna Bartolini, nella sua veste di rappresentante delle organizzazioni dei consumatori.

"In nostro è un ‘NO’ unanime alla liberalizzazione/privatizzazione dei servizi idrici e dei servizi pubblici locali in generale. Chiediamo venga applicato il comma 461 dell’art. 2 della Finanziaria 2008 (legge 24.12.2007, n° 244), che introduce il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e degli stessi cittadini nella determinazione e controllo degli standard dei servizi. Quindi, consultazione obbligatoria delle associazioni, verifica periodica dell’adeguatezza dei paramentri qualitativi e quantificativi del servizio", ha dichiarato la rappresentante delle associazioni dei consumatori, che si sono già ribadito il principio che l’acqua deve rimanere un bene pubblico. Il frettoloso decreto, sul quale è stata posta la fiducia, crea infatti il sospetto che tutto sia stato fatto a beneficio non dei cittadini, ma dei produttori di acque minerali, visto che il prezioso liquido che sgorga dal rubinetto costa 250 volte meno di quello in bottiglia.

E a riprova che, come diceva qualcuno "a pensar male si fa peccato, ma si indovina quasi sempre", è dell’ultima ora la notizia che Regione Lombardia, dimostrando grande reattività, è pronta ad aumentare del 10% le tariffe, come ha dichiarato oggi l’assessore Massimo Buscami, con il rischio che molte altre città ora seguano l’esempio. La legge lombarda è stata impugnata già due volte dal governo e ora rischia di soccombere davanti alle nuove norme. Cgil, Cisl e Uil sono pronti a iniziare una raccolta di firme per chiedere un referendum abrogativo della nuova legge che riapre le porte ai privati e anche il Partito democratico insiste nel chiedere al governatore Roberto Formigoni di ricorrere alla Corte costituzionale per impugnare la legge.

"Succederà un disastro – ha aggiunto Emilio Molinari, presidente del comitato italiano del Contratto mondiale dell’Acqua, preoccupato delle conseguenze del decreto Ronchi – dovunque ci sono i privati, così sono aumentate le tariffe e anche le perdite in rete. I gestori privati non le hanno certo riparate e non hanno fatto grandi opere di ammodernamento, anzi. L’acqua va gestita con una visione pubblica e politica, altrimenti si fa un disastroso passo indietro".

All’inizio del secolo scorso infatti, l’acqua potabile è arrivata nelle case ed è stata una gigantesca opera sanitaria, fatta con la fiscalità generale e l’intervento pubblico.

"Ora, che il pubblico dica che non riesce nemmeno ad aggiustare quelle opere significa abdicare al suo compito e lasciare tutto in mano alla giungla del mercato. Quello che sta accadendo – conclude Molinari – è che stiamo vendendo ai privati non un servizio, ma un diritto, un bene comune e in questo l’Italia fa quasi da battistrada mentre il resto del mondo frena: in Svizzera l’acqua è monopolio di Stato, in Francia la gestione dell’acqua è privatizzata ma sempre più comuni, optano, perché conviene, per la ripubblicizzazione: come farà presto Parigi. L’ondata però è planetaria e anche in America l’acqua è gestita dalle municipalizzate".

di Flora Cappelluti

 

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