SOCIETA’. Acqua: verso il referendum

Conto alla rovescia per il referendum sull’acqua. In gioco ci sono due quesiti: si chiede di abrogare l’affidamento del servizio a operatori privati e di abrogare il calcolo della tariffa secondo logiche di mercato. Un tema trasversale agli schieramenti politici, che chiama in causa direttamente i cittadini. Le mobilitazioni si stanno moltiplicando in tutta Italia. Fatto salvo il raggiungimento del quorum – per il quale secondo molti commentatori pesa anche lo svolgimento del referendum sul nucleare – sono due gli schieramenti.

Il Comitato del no tiene a precisare che "l’acqua è un bene pubblico non alienabile" e che "la rete italiana perde fino al 60% delle risorse idriche, per ammodernarla occorre favorire l’ingresso di soggetti privati di adeguate dimensioni finanziarie e manageriali".

Il comitato promotore del referendum, riunito sotto la sigla "2 sì per l’acqua bene comune", rivendica che "i privati non portano capitali" e che "non sono assolutamente i privati a poter garantire gli investimenti": la gestione dell’acqua deve rimanere pubblica. Il movimento rivendica inoltre la sua forza: "È un movimento senza precedenti per la sua capillarità, per la sua forza e la sua indipendenza dalle forze partitiche".

Per approfondire le ragioni di entrambi gli schieramenti, Help Consumatori ha intervistato Walter Mazzitti, presidente del Comitato del no, e Simona Savini, esponente del Movimento referendario per l’acqua bene comune.

Referendum acqua: le ragioni del no. Parla il presidente del Comitato Walter Mazzitti

Referendum acqua: le ragioni del sì. Parla l’esponente del Comitato promotore Simona Savini

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