SOCIETA’. Allarme criminalità, Confcommercio chiede tolleranza zero

Mano dura contro racket ed estorsioni. E’ l’appello lanciato ad istituzioni e politica dal Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, durante la presentazione dell’"Indagine sulla sicurezza per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi". Secondo lo studio, realizzato in collaborazione con Eurisko, sono più di un terzo le imprese italiane ad avere la percezione di un peggioramento della sicurezza negli ultimi 2-3 anni.

Nel nostro Paese il 37% delle imprese avverte una flessione nei livelli di sicurezza sociale, mentre solo il 4% percepisce un miglioramento. Per la maggioranza delle aziende la situazione e’ stabile. Dai dati della ricerca emerge che sono soprattutto le attività del Nord-Est e delle metropoli del Nord e del Centro a sentirsi più indifese di fronte alla criminalità. Una sensazione che riguarda in particolare i commercianti, in primis tabaccai e benzinai, ma anche gli orafi.

Serve "tolleranza zero – afferma Sangalli – non solo nei confronti di racket e usura ma anche nei confronti di fenomeni solo apparentemente minori, come l’abusivismo e la contraffazione. Fenomeni che dopano il mercato e la concorrenza e che costituiscono spesso fonte di elevati guadagni con pochi rischi per la criminalità organizzata". "In via prioritaria – evidenzia il presidente di Confcommercio – chiediamo al Governo e alle istituzioni un maggiore controllo del territorio attraverso l’interconnessione delle sale operative, che ancora manca; l’utilizzo e il miglioramento di tutti i sistemi di video-sorveglianza, sia sulle grandi reti viarie che cittadine; una maggiore presenza, soprattutto nelle aree periferiche delle città, del poliziotto e del carabiniere di quartiere, perché questa figura, nei confronti dei reati di microcriminalità, svolge, a nostro modesto avviso, tre funzioni essenziali: quella di intelligence, quella di prevenzione e quella di repressione; in materia di racket e usura, superare le difficoltà applicative per la sospensione dei termini di scadenza per gli adempimenti amministrativi e fiscali a carico degli imprenditori che hanno subito danni patrimoniali o lesioni personali; per contrastare l’attività illecita delle organizzazioni criminali, infine, chiediamo l’effettiva confisca dei loro beni".

Per Marco Minniti, viceministro dell’Interno, occorre "ripensare il modello di sicurezza, per non creare allarmi, per un rapporto di fiducia con la popolazione, ridefinirlo alla luce dei cambiamenti che ci sono stati: nel 2007 non possiamo avere un assetto di polizia uguale a quello che avevamo negli anni Sessanta, perché e’ cambiato l’assetto urbanistico del nostro Paese. Sono quarant’anni che il modello e’ sempre lo stesso. Entro il 2008 l’Italia avrà un sistema di videosorveglianza tra i più avanzati di Europa". "Per avere il controllo del territorio – continua Minniti – bisogna avere più forza di polizia in strada. Il poliziotto di quartiere e’ stato una buona idea, ma anche la missione del poliziotto di quartiere cambia in relazione ai mutamenti che ci sono stati". Parlando del fenomeno racket, "il punto della fiducia – conclude il viceministro – e’ fondamentale: dobbiamo lavorare insieme. Su questo tema si gioca la credibilità di un paese".

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