SOCIETA’. Amnesty International: liberare i prigionieri politici del Myanmar

A venti anni dalle repressioni del Movimento per la democrazia in Myanmar Amnesty International ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere iniziative più efficaci per ottenere il rilascio di U Win Tin e di altri prigionieri di coscienza detenuti da allora. Lo riferisce Amnesty in una nota.

Le manifestazioni del Movimento per la democrazia, guidate dagli studenti, iniziarono l’8 agosto 1988 nell’ex capitale Yangon e si propagarono rapidamente in tutto il paese, ottenendo un grande consenso popolare. Nel giro di sei settimane, le forze di sicurezza avviarono la repressione, provocando 3000 morti. Migliaia di persone furono imprigionate o sparirono nel nulla.

"Da allora – ha sottolineato l’associazione umanitaria – nonostante le risoluzioni dell’Assemblea generale e del Consiglio dei diritti umani e 35 missioni ufficiali di consulenti, relatori e altri rappresentanti delle Nazioni Unite, restano in carcere 2050 prigionieri politici, di cui 900 imprigionati negli ultimi dieci mesi".

"U Win Tin e migliaia di altre persone – ha detto il ricercatore di Amnesty International su Myanmar, Benjamin Zawacki – rimangono in carcere, a dispetto delle innumerevoli occasioni in cui il governo di Myanmar ha dichiarato che si stava muovendo in favore di una più ampia partecipazione politica. Niente dimostra la cattiva fede delle autorità più del fatto che oggi ci sono più prigionieri politici di vent’anni fa. U Win Tin è l’oppositore da maggior tempo in carcere, ma non è il solo. Dal 1988 gli fanno compagnia migliaia di persone, 900 delle quali imprigionate solo negli ultimi dieci mesi. L’Onu non può più accontentarsi di promesse vuote, ma deve pretendere che Myanmar dia seguito alle proprie parole".

Amnesty International chiede dunque l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri di coscienza.

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