SOCIETA’. Amnesty lancia appello on line per attivista cinese in vista Olimpiadi Pechino 2008

Un appello per richiedere il rilascio immediato e incondizionato di Hu Jia, l’attivista di Pechino che è stato formalmente incriminato per "incitamento alla sovversione". A lanciarlo è Amnesty International su internet che prosegue la sua mobilitazione "in favore dell’ennesimo difensore dei diritti umani perseguitato dalle autorità cinesi". Lo riferisce l’Organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani in un comunicato.

Secondo Amnesty, l’incriminazione di Hu Jia, dopo mesi di arresti domiciliari e 30 giorni di carcere preventivo, pare in tutta evidenza una mossa per interrompere le sue attività pacifiche in difesa dei diritti umani e impedirgli di denunciare le violazioni che si perpetuano in Cina, a sei mesi dall’inizio dei Giochi olimpici di Pechino. Rappresenta, inoltre, inoltre un chiaro avvertimento agli altri attivisti, affinché non intraprendano azioni simili.

A Hu Jia continua a essere negata la possibilità di vedere il suo avvocato e la sua famiglia e di ricevere le cure mediche necessarie per la sua infezione da epatite B. Sua moglie, Zeng Jinyan, è ancora agli arresti domiciliari insieme al loro bambino appena nato. Non le è permesso lasciare la sua abitazione e la linea telefonica e la connessione su Internet sono state tagliate.

Prima della sua incriminazione, l’attivista pechinese aveva pubblicamente espresso preoccupazione per le violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia di Pechino, tra cui gli arresti di attivisti, avvenuti senza le necessarie procedure legali. Nel 2007 aveva partecipato attraverso una webcam a una sessione del Parlamento europeo, nel corso della quale aveva dichiarato che la Cina non era riuscita a mantenere le promesse di miglioramento dei diritti umani fatte in vista delle Olimpiadi. Le accuse di sovversione continuano a essere utilizzate per ridurre al silenzio e imprigionare i difensori dei diritti umani in Cina, come Hu Jia.

Amnesty International chiede al governo cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino 2008 digarantire piena libertà d’azione ai difensori dei diritti umani, ponendo fine a minacce, intimidazioni, arresti e condanne nei loro confronti. Richiede inoltre: di ridurre significativamente l’uso della pena di morte, come primo passo verso la sua completa abolizione; di applicare solo forme di detenzione in accordo con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani e introdurre misure che tutelino il diritto a un processo equo e prevengano la tortura e di porre fine alla censura, soprattutto nei confronti degli utenti di Internet.
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