SOCIETA’. Bankitalia ai giovani imprenditori: generazione esclusa dalla crescita economica

L’Italia non è mai stata un Paese per i giovani ma, negli ultimi anni, lo è men che mai. Sembra che a pagare la crisi economica, in Italia, siano soltanto i giovani. Tra il 2008 e il 2010 l’occupazione giovanile (nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni) è diminuita del 13,2% portando così il tasso di disoccupazione oltre il 20%, quasi 4 punti percentuali in più rispetto alla media europea e ben 11 punti in più della Germania. I giovani italiani che lavorano sono quindi circa il 35%, ma se ci spostiamo al Sud la percentuale diminuisce ulteriormente e se parliamo delle giovani donne i dati diventano ancora più desolanti.

Sono alcuni dei dati ripresi da Fabrizio Saccomanni, Direttore Generale della Banca d’Italia, nel suo intervento al convegno dei giovani imprenditori, dal titolo "La generazione esclusa: il contributo dei giovani alla crescita economica".

Saccomanni non ha fatto molti giri di parole: "C’è un problema italiano, che ha le sue radici principali nelle cause che frenano la crescita del nostro paese da un quindicennio". Oltre a non trovare lavoro, i giovani italiani non sono neanche coinvolti in attività educative o formative. Un dato su tutti rappresenta la loro condizione: nel 2009 quasi il 40% dei trentenni conviveva con i genitori, mentre negli anni ’80 erano il 16%. In Italia quindi i giovani non riescono a raggiungere l’indipendenza, di conseguenza non partecipano quasi per nulla allo sviluppo del Paese. Hanno difficoltà a contribuire al processo economico anche se sono giovani imprenditori, perché in Italia le imprese appena nate hanno prospettiva di crescita più basse se sono guidate da giovani.

Le conclusioni di questo discorso non possono che essere dure: l’economia italiana deve accelerare il passo, se vuole restare nel novero delle economie avanzate. La popolazione italiane invecchia sempre di più e i giovani sono scoraggiati; per questo sono necessari profondi cambiamenti normativi e organizzativi, come ha ricordato nelle sue considerazioni conclusiveil Governatore di Bankitalia Mario Draghi: dalla giustizia civile al sistema di istruzione, dalla tutela della concorrenza in tutti i mercati agli investimenti in infrastrutture, dal mercato del lavoro alle relazioni industriali, alle politiche sociali. Ma è quanto mai urgente garantire ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro un quadro meno incerto, superando il dualismo iniquo e inefficiente che caratterizza oggi il mercato del lavoro italiano.

"Vanno creati i presupposti per favorire la nascita di nuove aziende e per far crescere quelle esistenti, superando ove occorra una visione restrittiva della gestione familiare" ha concluso il Direttore Generale di Bankitalia, sottolineando che così si creerebbero le condizioni per consolidare la fiducia delle imprese, stimolare la capacità innovativa degli imprenditori, favorire il contributo dei giovani alla crescita dell’economia.

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