SOCIETA’. Campagna Control Arms denuncia scappatoie nelle norme su commercio di armi

L’industria globale delle armi sfrutta le ampie scappatoie nei controlli sulle armi. E’ la denuncia contenuta nel nuovo rapporto della campagna Control Arms, iniziativa lanciata nel 2003 da Oxfam International, Amnesty International e Iansa (la Rete internazionale d’azione sulle armi leggere). L’indagine, intitolata "Armi senza frontiere", viene diffusa oggi in occasione dell’apertura della sessione annuale dell’Onu dedicata ai controlli sulle armi e alla vigilia di un voto decisivo per avviare i negoziati su un Trattato internazionale sul commercio di armi.

"Il nostro rapporto – ha dichiarato Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International – mette in luce la vera e propria litania di scappatoie e di vite distrutte. L’industria armiera è globale, le norme per controllarla no. Il risultato è che stiamo armando regimi che violano i diritti umani. L’Europa e il Nordamerica stanno rapidamente diventando l’IKEA di quest’industria, fornendo singoli componenti a chi viola i diritti umani, che poi se le assemblea a casa. Nelle istruzioni, l’etica è del tutto esclusa. È giunto il momento di adottare un Trattato sul commercio delle armi"
Vendere a pezzi. Questa è la prima "scappatoia" denunciata dal Amnesty per la vendita di armi.

L’Unione europea – spiega una nota – ha in vigore un embargo sulle armi nei confronti della Cina; gli Usa e il Canada rifiutano di vendere elicotteri a Pechino. Eppure il nuovo elicottero d’attacco cinese Z-10 non potrebbe volare senza componenti e tecnologia di un’industria italo-britannica (AgustaWestland), di una canadese (Pratt & Whitney Canada), di una statunitense (Lord Corporation) e di una franco-tedesca (Eurocopter). La Cina ha già venduto elicotteri d’attacco a svariati paesi, tra cui il Sudan, contro cui vige un embargo totale sulle armi dell’Unione europea e uno parziale dell’Onu.

Il secondo escamotage consiste invece nel delocalizzare in paesi terzi l’assemblamento di parti delle armi prodotti però singolarmente in paesi con embargo. Un esempio, ricorda l’associazione, è quanto accaduto in occasione (maggio 2005) dell’attacco delle forze di sicurezza dell’Uzbekistan su una manifestazione, uccidendo centinaia di persone. Nel corso di questo massacro, usarono veicoli militari Land Rover, costruiti per il 70 cento con componenti britannici. Le Land Rover erano state spedite a pezzi in Turchia e lì assemblate, attrezzate come veicoli militari e inviate all’Uzbekistan. Il governo britannico non ha avuto alcun controllo su questo affare, dato che i veicoli non sono stati assemblati e convertiti a uso militare in territorio britannico.

Secondo il rapporto alla fine di quest’anno, si stima che la spesa militare raggiungerà la cifra senza precedenti di 1058,9 miliardi di dollari Usa, quindici volte le somme destinate agli aiuti internazionali. Si tratta di una cifra più alta di quella record registrata negli anni 1977-1978, in piena Guerra fredda, che comparata ai prezzi d’oggi equivarrebbe a 1034 miliardi. Nel 2005, Usa, Russia, Regno Unito, Francia e Germania hanno complessivamente totalizzato l’82 per cento dell’export mondiale di armi. Nell’elenco delle prime cento industrie armiere del mondo figurano ora anche industrie di Brasile, Corea del Sud, India, Israele, Singapore e Sudafrica.

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