SOCIETA’. Caritas, gli immigrati irregolari in Italia: caratteristiche e condizioni sociali

Nel 2005, per il terzo anno consecutivo, è diminuito ed in maniera consistente il numero dei clandestini espulsi o rimpatriati: sono stati 26.985 contro i 35.437 del 2004, i 37.756 del 2003 e i 44.706 del 2002. Lo rileva, sottolineando così "i limiti delle strategie di contrasto", un rapporto dell’European Migration Network (Emm) sull’immigrazione irregolare, realizzato in collaborazione con la Caritas/Migrantes e con il ministero dell’Interno.

Il Rapporto ha cercato di definire più che i numeri del fenomeno le cause dello stesso. A tal proposito Franco Pittau, relatore Dossier Statistico Immigrazione EMN/Italy, ha sintetizzato il lavoro in 11 punti:
1.L’inserimento lavorativo dei regolarizzati in Italia è diventato sempre più soddisfacente, seppure in un mercato occupazionale estremamente (sono risultati infatti occupati il 76.3% dei regolarizzati nel 1995 e il 92.0% di quelli regolarizzati nel 1998 a fronte del 68.5% dei regolarizzati nel 1986 e del 77.4% nel 1990.).
2. I controlli alle frontiere hanno perso in parte la loro efficacia per il fatto che gli europei, subentrati ai nordafricani come protagonisti dei flussi migratori da metà degli anni ’90 ad oggi, sono esenti dal visto d’ingresso per turismo e questo è il motivo per cui i respingimenti alle frontiere sono dimezzati rispetto a quanto avveniva alla fine degli anni ’90.
3. I provvedimenti di rimpatrio sono diventati più numerosi dei respingimenti e questo vuol dire che è più facile intercettare gli immigrati irregolari dopo la loro entrata in Italia che al momento di attraversare le frontiere (nel 2005, 23878 stranieri si sono presentati ai valichi di frontiera senza i necessari requisiti e per questo sono stati respinti mentre le persone effettivamente espulse o rimpatriate sono state, sempre nello stesso periodo, 26985);
4. Sono più numerose le nazionalità, che sono destinatarie di un consistente numero di provvedimenti di espulsione, rispetto alle nazionalità coinvolte nei respingimenti e anche questo evidenzia, come già è stato indicato nel punto precedente, la permeabilità delle frontiere.
5. L’esecuzione delle espulsioni e i rimpatri in forza degli accordi di riammissione, dopo aver conosciuto un aumento temporaneo per alcuni anni, sono diminuite e attualmente si collocano ai livelli conosciuti alla fine degli anni ’90 e al riguardo sembrano influire sia le difficoltà operative che la lievitazione delle relative spese.
6. Nel 2005 su 116.580 persone in posizione irregolare individuate dalle forze dell’ordine, solo il 43,7% è stato effettivamente rimpatriato: questa è la percentuale più bassa dal 1999, quando i rimpatriati incidevano per il 63% sul totale degli stranieri intercettati.
7. Il trattenimento presso i centri di permanenza temporanea non ha un’efficacia risolutiva e, pur essendo vero che più della metà vengono individuati e rimpatriati, un quinto dei trattenuti viene dimesso dai centri per scadenza dei 60 giorni autorizzati.
8. Le ispezioni sul mercato del lavoro, effettuati dall’Ispettorato dell’Arma dei Carabinieri operante presso il Ministero del lavoro, dalla Guardia di Finanza, dall’Inps e dall’Inail consentono di rilevare un tasso crescente di irregolarità, riferite sia alla copertura contributiva che alla normativa sui soggiorni; i controlli, pertanto, nella loro
attuale strutturazione non sono in grado di garantire un controllo adeguato dell’occupazione dei cittadini stranieri, per cui alle frontiere permeabili si aggiungono le possibilità offerte dal mercato del lavoro sommerso.
9. E’ aprioristico e da superare l’inquadramento della clandestinità come succursale della delinquenza come anche l’equiparazione dei richiedenti asilo ai clandestini.
10. Recenti indagini sul campo presentano i clandestini come giovani in buona salute, con un soddisfacente livello di istruzione, sfuggiti alla miseria e alle guerre dei loro paesi, dopo aver pagato salatamene il trasporto. Essi sono interessati a restare stabilmente in Italia (appena un sesto intende trasferirsi in altri paesi) e, oltre tutto, nutrono pretese economiche modeste (tra i 500 e i 1000 dollari).
11. L’immigrazione irregolare risulta essere un fenomeno in costante crescita (attualmente 5 milioni in Europa, la metà di quelli presenti negli Stati Uniti), nonostante le politiche migratorie restrittive e l’inasprimento dei controlli alle frontiere. Deriva da qui la conclusione che le azioni di contrasto da sole non bastano e che si rendono sempre più necessarie politiche più realistiche di ammissione e di integrazione degli immigrati.

Nel 2005 i respingimenti sono stati 23.878, gli sbarchi 22.939, i rimpatri 26.985, i transitati nei centri di permanenza temporanea 16.163 e i non ottemperanti all’obbligo di lasciare l’Italia 65.617. Le frontiere, dove con maggiore ricorrenza vengono effettuati i respingimenti, sono quelle aree di Malpensa (3.600) e Fiumicino (2.351) e quelle terrestri di Trieste (3.923), di Verbania-Domodossola (2.535) e Como-Ponte Chiasso. Le nazionalità più implicate nei 23.878 respingimenti sono quelle dell’Est Europa (10.209 casi pari al 52%): ai primi posti troviamo la Romania (3.357) e la Bulgaria (2.229). Seguono l’Africa con 3.539 respingimenti (per i due terzi di cittadini di paesi subsahariani, tra i quali primeggia la Nigeria), l’America con 2.818 (quasi tutti latinoamericani, segnatamente colombiani, brasiliani e boliviani) e l’Asia con 2.234 casi (i turchi sono al primo posto. Le donne di alcuni paesi europei (Romania, Bulgaria, Croazia) incidono sui respingimenti per un terzo o più del totale, mentre le stesse superano la metà del totale nel caso di altre nazioni europee (Russia e Ucraina) e di diverse nazioni latinoamericane
(Brasile e Bolivia). Le regioni più coinvolte nei respingimenti sono quelle di frontiera: la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia con 5.000/6.000 casi e il Piemonte e il Lazio con più di 2.000 casi.

 

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