SOCIETA’. Caro prezzi, Governo: allarme infondato

Non vi è alcuna giustificazione per gli allarmismi registrati in questi giorni su aumenti generalizzati dei prezzi. È quanto emerso nel corso della riunione di oggi a Palazzo Chigi, indetta dal Presidente del Consiglio Romano Prodi sui rischi di aumento dei prezzi dei generi alimentari, a cui hanno partecipato i ministri Pierluigi Bersani, Paolo De Castro, Tommaso Padoa Schioppa e Giulio Santagata e il sottosegretario Gianni Letta.

"Gli aumenti di alcune specifiche materie prime, infatti, – si legge nel comunicato del Governo – non possono influire in maniera significativa sui prezzi finali al consumo anche perché – dalle analisi compiute – vi sono ampi margini di recupero di efficienza nella filiera produttiva rispetto a quanto messo in atto in altri Paesi europei".

Vengono, così, secondo Palazzo Chigi, a cadere ipotetiche giustificazioni a rincari (quale ad esempio il rincaro del caffè attribuito ad aumenti del costo dell’energia elettrica, costo che è rimasto stabile) che non devono a maggior ragione essere a carico del consumatore finale. Il Governo ha registrato, inoltre, che per alcuni prodotti specifici (ortaggi, legumi, prodotti suinicoli) vi sono sostanziali diminuzioni dei prezzi all’ingrosso che non si sono ancora tradotte in diminuzioni di prezzi al consumo. Le autorità centrali e locali assicurano, comunque, il controllo per evitare abusi e per garantire la trasparenza dei mercati e della concorrenza.

Soddisfatto il Ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani: "Conto molto nel senso di responsabilità di tutti gli attori economici con cui il mio ministero prenderà contatti nei prossimi giorni. Mantenere la dinamica dell’inflazione in linea con la media europea dovrebbe essere, infatti, percepito come un obiettivo comune che risponde all’interesse generale".

Un appello ai consumatori arriva da Acu, Adiconsum, Lega Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino (MDC): "Boicottiamo quei prodotti e quelle marche che hanno aumentato il prezzo. Questo è l’unico modo per difendere concretamente la nostra busta paga". Secondo le associazioni ogni anno al ritorno dalle ferie si registra qualche tensione sui prezzi, ma non ci sono ragioni che possano giustificare un aumento generalizzato dei prezzi: "Quelle imprese che aumentano il prezzo vanno additate come responsabili di una riduzione dei consumi. La protesta, quindi, dei consumatori non deve essere generica, ma finalizzata a colpire quei prodotti e quei marchi che hanno subito un aumento ingiustificato del prezzo ogni volta che si va a fare la spesa".

Più pesanti le considerazioni di Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, le associazioni che avevano gridato all’allarme del caro prezzi e che hanno indetto lo sciopero della spesa per il 13 settembre. "Allarme infondato? Ma in quale pianeta vive il Governo? Dopo la raffica di rincari già registrati – dicono le quattro associazioni – dai trasporti (le tariffe dei treni sono continuate ad aumentare in media del 10 per cento, anche sui treni regionali dei pendolari,dopo il 40 per cento degli ultimi mesi), alla tazzina di caffè (da 0,70-0,80 centesimi ad 1 euro), dalle assicurazioni RC Auto (che dovevano diminuire del 20 per cento) ai servizi bancari, ai libri e al corredo scolastico per mandare i figli a scuola, si profilano ulteriori stangate da 168 a 350 euro, su 3,2 milioni di famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile fidandosi dei cattivo consiglio delle banche, a prescindere dalle decisioni della BCE, per l’arbitrario ancoraggio all’Euribor".

Intanto, il Governo, secondo cui l’attuazione dei primi due provvedimenti sulle liberalizzazioni è stata determinante per consentire al Paese di recupero uno 0,2% sul tasso di inflazione, solleciterà l’approvazione definitiva entro settembre del terzo pacchetto. "Siamo tutti impegnati – assicura Bersani – ad adoperarci perché la terza lenzuolata, attualmente all’esame del Senato, vada in porto rapidamente".

Il disegno di legge sulle liberalizzazioni contiene misure su: rapporti con le banche (come lo stop alla clausola di massimo scoperto e i depositi dormienti); trasporti (la liberalizzazione dei servizi ferroviari); telefonia mobile (come il divieto di attivazione di servizi non richiesti); carburanti (come la sterilizzazione delle accise quando il prezzo del petrolio supera del 2% la soglia fissata nel Dpef); vendita dei farmaci di fascia C nei supermercati purché alla presenza di un farmacista; libertà di sconto sul prezzo dei libri.

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