SOCIETA’. Catania, lotta alla mafia a passo di danza. Cento ballerini costretti a non partecipare

Un attacco al cuore di Cosa Nostra a passo di danza. E’ questa l’idea alla base di "Dance Attack", l’iniziativa anti mafia che si è svolta ieri a Catania e che ha visti riuniti quasi duemila giovani ballerini e cittadini catanesi. Nota dolente dell’iniziativa: ben cento ballerini tra i 14 e i 18 anni, tutti iscritti alla stessa scuola di danza in uno dei quartieri "difficili" della città, non si sono presentati, senza motivare l’assenza. Il teatro Bellini, organizzatore dell’evento, ha poi reso noto che i genitori dei ragazzi hanno vietano la loro partecipazione perché non hanno gradito lo slogan della manifestazione: "Arte (contro cosa) nostra".

Il sovrintendente del teatro Bellini, Antonio Fiumefreddo, ideatore dell’iniziativa e del logo "Arte Nostra" ha voluto dedicare Dance Attack proprio ai cento ragazzi rimasti a casa. "Rispetto ai tempi in cui in piazza non scendeva nessuno – ha detto Fiumefreddo – registriamo che oggi sono solo in cento a restare a casa, e per giunta costretti. Una svolta storica".

Presenti all’iniziativa anche le istituzioni dal questore al sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, al presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. Per il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione la defezione dei cento ragazzi rappresenta "un atto molto grave che ci porta indietro nel tempo".

"La lotta a Cosa Nostra – ha spiegato Castiglione – è fondamentale per il futuro economico e sociale della Sicilia, e non si possono dare segnali di cedimento proprio in questo momento visti i buoni risultati che si stanno ottenendo contro la criminalità organizzata". Il presidente della Provincia di Catania ha poi invitato le famiglie dei ragazzi a ripensarci, "mostrando il vero volto della nuova Catania".

"Considero utili iniziative come questa – ha detto il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli – che nascono con il preciso intento di educare i giovani alla legalità e alla lotta alla mafia. Apprendere che la manifestazione di oggi non abbia trovato consenso dimostra quanto si debba ancora lavorare per diffondere la cultura della legalità".

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