SOCIETA’. Censis, diario della crisi: a febbraio niente panico

Davanti alla crisi economica la reazione degli italiani sembra improntata a una sostanziale razionalità e a pragmatismo, uniti a un certo disimpegno e talvolta a comportamenti "a prescindere" dalla situazione economica. "Febbraio, un Paese non allo sbando" è la fotografia del rapporto fra crisi e italiani restituita dal Censis che intende leggere la fase di difficoltà attraverso un "Diario della crisi" da gennaio ad aprile 2009. Una crisi, afferma il Censis, che per ora si presenta a "mosaico", con alcuni settori produttivi, territoriali e categorie più esposti di altri.

Nell’ultimo mese si sono susseguite notizie allarmanti, dall’aumento del 553% della cassa integrazione alla diminuzione del 2,6% del Pil nel 2009, al crollo dei consumi. Come si comportano gli italiani? Rileva il Censis nel diario di febbraio: "Di fronte a un’informazione così negativa, la reazione degli italiani sembra essere improntata ad una sostanziale razionalità, anche con ampie zone di disimpegno e con comportamenti "a prescindere" dalla crisi. Una certa freddezza o indifferenza che ritrae, a febbraio, un Paese non allo sbando, ma che procede verso una razionale distribuzione dei rischi".

La risposta degli italiani sembra essere dunque quella del "niente panico" e nessuna irrazionalità anche se, rileva il Censis, "la mancanza di reazioni irrazionali rischia di diventare l’assenza di reazioni in assoluto". Si legge nel diario: "Alla domanda "Cosa pensa di fare per tutelarsi nell’attuale situazione economica", l’8% degli italiani risponde di sentirsi confuso e di non sapere bene cosa fare, solo l’1,4% teme che dovrà indebitarsi, come tutto sommato pochi sono quelli che intaccheranno i risparmi accumulati (7,8%). Il grosso degli italiani attuerà strategie di contenimento e di razionalizzazione delle spese: il 43,2% cerca di risparmiare di più e il 15,5% non vuole rinunciare a nulla anche se cercherà di spendere meno. Il 22,2% pensa di tagliare i consumi, mentre un 12,5% non farà assolutamente nulla".

A questo si aggiungono coloro che sembrano comportarsi "a prescindere" dalla crisi e seguire le abitudini di sempre. Vi rientra il segmento medio-alto che fa aumentare del 6% le presenze in montagna. Si risparmia su fattori accessori, le spese diventano più attente, ma sembra che non si voglia rinuncia alla qualità della vita. Continua il Censis: "Solo il 16% degli italiani, infatti, se fosse costretto a tagliare le spese non indispensabili, ridurrebbe le cure per il corpo, preferendo tagliare (o procrastinare) l’acquisto dell’autovettura (33,8%) o di prodotti elettronici (25,5%). Sono, tuttavia, i viaggi (48,2%) e i pasti fuori casa (35%) le principali voci in riduzione nelle previsioni di spesa della generalità dei consumatori". Altra impressione generale è che la crisi sia vissuta e affrontata individualmente.

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