SOCIETA’. Censis, donne e lavoro nel Lazio: giovani anello debole

"Il rapporto tra donne e lavoro continua a rappresentare uno dei coni d’ombra più significativi del sistema occupazionale laziale, e ciò malgrado i progressi fatti recentemente. Il numero delle occupate è infatti cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi vertiginosi, ma il sistema continua ad essere caratterizzato da un basso livello di partecipazione femminile e la qualità dell’occupazione non è adeguata ai profili formativi e professionali delle donne": è quanto scrive il Censis lanciando il rapporto "Donne al lavoro nel Lazio: il quadro al 2010". Una fotografia a luci e ombre, dove viene evidenziato come siano state le donne a trainare l’occupazione della regione negli ultimi dieci anni e come l’occupazione delle donne straniere sia in costante crescita; tutto questo, però, si scontra con il rischio di autoesclusione delle giovanissime dal mercato del lavoro, con la difficoltà di conciliare vita, famiglia e lavoro e con la scarsa presenza nelle posizioni di vertice.

Nel Lazio le donne hanno rappresentato il traino all’occupazione a partire dal 2000: "Nell’ultimo decennio, infatti, a fronte dei 481 mila nuovi posti di lavoro creati nella regione, – rileva il Censis – ben 54,7% hanno interessato le donne (in totale 263 mila occupate in più): un incremento questo, che ha portato la quota di lavoratrici sul totale degli occupati dal 38,4% del 2000 al 41,9% del 2010, facendo segnare un tasso di crescita femminile praticamente doppio rispetto a quello maschile (38,4% contro 19,8%)".

Le prospettive occupazionali non privilegiano però le giovani, "con la conseguenza di lasciar fuori dal mercato una quota ampia di giovanissime, tra le quali vanno alimentandosi sempre più fenomeni di autoesclusione dal lavoro. A fronte infatti di un significativo incremento nell’ultimo quinquennio delle occupate over 45 (+24,6% tra i 45 e 55 anni e + 23,5% oltre i 55 anni), le giovani con meno di 35 anni, hanno addirittura visto calare il proprio livello occupazionale, con un decremento del 5,7%. E anche le donne appartenenti alla generazione precedente, dai 35 ai 44, pur in aumento, hanno segnato ritmi di crescita decisamente più bassi delle altre (+7,3%)".

I profili formativi sono più elevati dei colleghi maschi ma le possibilità di mobilità e ascesa alle posizioni di vertice non ne risentono, anzi si sono ristrette, con una conseguente maggiore difficoltà di accesso per le donne laziali ai ruoli dirigenziali e con un indebolimento della vocazione al fare impresa. Insomma: le donne laziali continuano a essere sottorappresentate nelle posizioni di vertice nonostante abbiano i titoli necessari.

Non sorprende più di tanto che conciliare vita e lavoro rimanga un cammino tutto in salita. "Con il rischio – rileva il Censis – che, ancor più di qualche anno fa, il rapporto tra vita privata e vita professionale, si vada sempre più giocando su un delicato equilibrio "di sottrazioni" – di impegno, risorse, investimento – che non riguarda più solo il quotidiano vissuto del doppio ruolo, ma che interessa sempre più trasversalmente il percorso di vita delle donne, e in particolare delle giovanissime, il cui investimento sull’una o l’altra dimensione di vita, passa troppo spesso e sempre più frequentemente, per la rinuncia all’una o all’altra". Basti pensare al fronte, carente, dei servizi per l’infanzia: i bambini da 0 a 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia, sul totale della popolazione della stessa età sono stati nel 2008 il 12,6%, una percentuale molto più bassa di quella registrata in tutte le altre regioni del Centro Nord.

Protagoniste del lavoro al femminile sono poi le donne di origine straniera: "Anche la recente crisi sembra non avere scalfito minimamente la loro propensione al lavoro, considerato che il già elevato livello di occupazione riscontrato presso questo segmento di lavoratrici nel 2008 (il tasso di occupazione era del 58,7%), ha registrato un ulteriore balzo in avanti arrivando a quota 59,8% nel 2009". Fra le donne straniere, sono positivi i dati del fare impresa: negli ultimi due anni, nel Lazio, a fronte di un calo del numero delle imprese gestite da italiane (-0,8%), quello delle aziende con alla guida donne immigrate è aumentato del 14,8% (a livello nazionale la crescita è stata del 13,6%), con punte che a Latina e Rieti hanno sfiorato la soglia del 20%.

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