SOCIETA’. Censis: le metropoli mondiali piene di paure ma rifiutano il panico

"Una delle motivazioni per cui sono nate le città è perchè queste sono il luogo della fiducia e degli incontri casuali. Oggi, invece, le città sono il luogo del sospetto". Con queste parole Giuseppe Roma, direttore del Censis ha aperto la presentazione della ricerca "Le paure delle metropoli" nel corso del World Social Summit organizzato dalla Fondazione Roma. Lo studio ha riguardato un campione di abitanti di 10 grandi città del mondo: Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Paolo e Il Cairo. Si tratta di luoghi pieni di paure, ma che non si lasciano andare al panico: il 90,2% della popolazione ha dichiarato di avere qualche piccola ansia ma solo l’11,9% si lascia sopraffare dalle angosce.

"Roma – ha precisato il direttore del Censis – non è, diversamente da quanto si pensa, la città con più paure, ma la più pessimista. E’ invece Tokyo la più impaurita. Un’altra novità riguarda Pechino e Mumbai, due città che esprimono grande ottimismo". Dalla ricerca emerge infatti che nella capitale prevale nella popolazione un senso di incertezza (46%) che, pur non essendo ansia, condiziona il clima metropolitano. ll pessimismo raggiunge il 58,2% mentre l’ottimismo si attesta al 34,4%. A Pechino, invece, fra ottimismo (36,2%) ed entusiasmo (29,2%) la visione positiva della vita riguarda ben il 65,4%. Valore che raggiunge addirittura l’83,3% per Mumbai.

Un’altra delle sorprese che emerge dall’indagine è che "le grandi paure non sono quelle mediatiche, amplificate dagli organi di stampa e tv. Nella lista generale dei principali timori gli attentati terroristici non sono in cima alla lista. Ai primi posti troviamo le paure ancestrali della sofferenza fisica e pischica e della morte", ha proseguito Roma. Il 15,9% degli intervistati ha dichiarato di temere di soffrire per la perdita di persone care e il 14,9% di essere colpito da una malattia invalidante. Preoccupa molto anche la perdita di autosfufficienza (14,9%) e di subire violenze (11,7%). Solo a New York (16.6%%), a Pechino (15%), e a Mumbai (13,8%) le percentuali riguardanti la paura di essere vittima di un attentato terroristico raggiungono valori rilevanti.

Per quanto riguarda Roma la principale agonscia è quella di diventare non autosufficienti per una malattia o un incidente (21%) seguita dalla sofferenza per la perdita di persone care (19,4%). Sul fronte della sicurezza, tema caldo per i cittadini romani, la percentuale di coloro che temono maggiormente violenze, furti e rapine è del 9,8%.

Per spiegare il primo posto della capitale in tema di pessimismo diffuso tra i cittadini Giuseppe Roma parte dai due casi opposti: le ottimiste Mumbai e Pechino. "Gli abitanti di queste città dicono che il loro sentimento è di entusiasmo, fiducia. Il motivo è che si tratta di un mondo in movimento. Roma invece ha mantenuto una specia di schema diversamente da altre città europee. Londra, ad esempio, non soffre il tormento dell’immigrato perchè è una città che scommette nelle diversità".

Come combattere, infine, queste paure globali? Oltre il 30% del campione ha indicato come soluzioni una maggiore responsabilità e impegno da parte di tutti e più ordine e rispetto delle regole. Gli intervistati sembrerebbero disposti a rinunciare in parte alla loro libertà: solo 7,3% chiede maggiore libertà per tutti.

Alla presentazione della ricerca è seguito il dialogo tra due scrittori autori di due opere che hanno raccontato i problemi e la violenza di due territori molto lontani. Parliamo di "Maximum city" di Suketu Mehta e "Gomorra" di Roberto Saviano: da una parte le storie di Mumbai o Bombai dall’altre quelle di camorra. "E’ la solidarietà tra la gente – ha detto Mehta – che ha reso i cittadini di Mumbai i più ottimisti, secondo quanto emerge dalla ricerca".I due scrittori hanno sottolineato come proprio nei luoghi, nei quartieri più poveri e problematici si sviluppi una intenso legame tra le persone che dà fiducia alla società. Accade anche che "la solidarietà – ha sottolineato Saviano – provenga dalle persone che hanno interesse o desiderano che l’equilibrio generale del quartiere rimanga inalterato". Sembrerebbe che il sistema camorristico abbia una funzione rassicurante nei confronti della popolazione. "Nella ‘terra dei fuochi ‘ – ha aggiunto Saviano – sembra che la gente non abbia più paura di morire o di ammalarsi per i rifiuti tossici e per i loro roghi. Perche la popolazione si ribella solo quando è lo Stato ad aprire una discarica e non la camorra? Perchè il clan hanno trovato i metodi per attenuare la paura, offrendo ai cittadini delle alternative come un mutuo o una casa".

Lo scrittore di Gomorra ha concluso affermando che "il sistema interviene dove la paura nasce. La cosa che mi ha sempre lacerato è vedere che la paura è qualcosa che lentamente viene rimossa. Io auspico che torni la paura in questi territori, più viva, meno cinica della fredda distanza".

 

Comments are closed.