SOCIETA’. Centro Studi Venezia: rischio povertà per un contribuente su 8. Codacons: e il Governo?

Sono Rimini, Brescia e Carrara le città che, assieme ad alcuni piccoli centri della Sardegna e alle nuove province di Barletta e Fermo, presentano il maggior numero di soggetti a rischio povertà. E’ quanto risulta da una ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sul "rischio povertà" a livello territoriale. L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare.

Lo studio ha preso in considerazione i 117 comuni capoluogo di provincia: nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro.

Il comune più esposto al rischio "povertà" è Barletta, dove il 30,4% dei contribuenti presenta un livello di reddito inferiore alla soglia di povertà locale. Al secondo posto c’è Villacidro, piccola realtà della provincia di Medio Campidano in Sardegna, con una quota di contribuenti con reddito sotto la soglia di povertà locale del 26,1%. Ma il terzo, quarto e quinto posto sono occupati da 3 grandi città: Rimini, con il 25,1%, Massa con il 20,8% e Brescia, con il 20,0%. Per quanto riguarda Rimini c’è da precisare che la peculiare vocazione turistica della città fa registrare una spesa per consumi sostenuta che fa innalzare la soglia di povertà ben oltre il riferimento medio generale. E la presenza di numerosi soggetti impiegati in lavori stagionali, quindi con redditi normalmente più bassi, determina un livello di reddito di circa 4.600 euro inferiore alla media nazionale, con una forte presenza di contribuenti con reddito inferiore ai 10.000 euro (il 17,2% dei contribuenti, a fronte di una media del 12,2%).

Al settimo posto c’è Verbania, con il 19,4%, seguono Fermo (19,3%) e Carrara (19,2%). Quote minori di contribuenti al di sotto della soglia di povertà locale si registrano soprattutto nella città del Mezzogiorno infatti, la graduatoria dell’indice si chiude con le realtà di Avellino (7,0%), Potenza (7,4%), Matera (8,0%) e Caserta (8,6%).

Per quanto riguarda le grandi città, Torino (17,5%; 16° posto) risulta in una situazione più rischiosa di Napoli (16,3%; 34° posto); inoltre, Roma (12,9%; 80° posto) sembra stia molto meglio di Milano (17,5%; 17° posto), mentre Genova (14,4%; 54° posto) appare più "tranquilla" rispetto a Venezia (16,8%; 25° posto).

"Dallo studio – afferma Catia Ventura direttrice del Centro Studi Sintesi – si evince che tendenzialmente le città del Mezzogiorno presentano basse percentuali di contribuenti a rischio rispetto ai comuni del Settentrione: tra le 20 città con gli indici di povertà locale più elevati ben 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord. Tale fenomeno è imputabile al maggiore costo della vita riscontrabile nei comuni settentrionali, che erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud. Più semplicemente, disporre di un reddito in linea con la media nazionale di per sé non mette i cittadini al riparo dal rischio povertà, poiché molto dipende dal costo della vita della città in cui si vive e si lavora".

Secondo il Codacons questi dati sono allarmanti, ma come quelli diffusi anche dall’Istat e dalla Caritas, lasciano indifferenti le istituzioni pubbliche e non determinano scelte conseguenti da parte di chi ci governa. Inoltre il fatto che nella classifica si trovino ai primi posti ricche città del Nord, come Brescia, è l’ennesima conferma di quanto il Codacons sostiene da tempo: "il costo della vita alto e la mancata difesa in termini reali di salari, stipendi e pensioni hanno impoverito le famiglie italiane". "Dal 2002 – scrive il Codacons – con l’introduzione dell’euro, il costo della vita è raddoppiato mentre i redditi sono rimasti al palo".

Per il Codacons questi dati, comunque, non rendono l’idea della vera condizione di disagio in cui versa ormai un terzo delle famiglie italiane. Se 1 cittadino su 8 è sono sotto la soglia di povertà, per il Codacons più di 3 famiglie su 10, ossia un terzo degli italiani, non arriva a fine mese. Sono quelli che per vivere devono indebitarsi, che non possono permettersi di andare dal dentista, che non vanno più in vacanza, che pagano in ritardo le bollette perché devono aspettare che entri lo stipendio e che vanno nei guai se per caso si guasta la macchina". "Ecco perché – conclude l’Associazione – è scandaloso che il Governo abbia disfatto il meccanismo della social card invece di rafforzarla, passando ad esempio dalle elemosina di 40 ad 80 euro al mese e dandola almeno ai 7,8 milioni di individui poveri indicati ufficialmente dall’Istat".

 

 

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