SOCIETA’. Confcommercio, divario ricchezza Nord-Sud. Consumatori: “Urge ripresa domanda interna”

Il Centro Italia produce più ricchezza. Secondo i dati diffusi oggi da Confcommercio sull’ "Aggiornamento delle analisi e delle previsioni del Pil nelle regioni italiane", il Pil prodotto dal Centro Italia passa dal 21% del 1995 al 21,6% del 2007, con una previsione al 2011 pari al 22,1% del totale nazionale. E se il biennio di crisi 2008-2009 ha investito, in particolare, le regioni dell’ex triangolo industriale e quelle più orientate all’export riducendone il Pil, in termini di ricchezza prodotta si conferma il divario Nord-Sud.

La crisi, dunque, ha colpito i territori in modo differente. Il Mezzogiorno a causa delle note debolezze strutturali ha perso di più nel 2008, ma la presenza di un’elevata frazione di occupati dipendenti in generale e nella Pubblica Amministrazione in particolare, ha limitato l’impatto della crisi nel 2009. Nel biennio 2010-2011 il Mezzogiorno mostrerà comunque tassi di variazione del Pil inferiori a quelli della media Italia.

Il Lazio, la Toscana, l’Emilia Romagna e la Lombardia dovrebbero rispondere un po’ meglio delle altre regioni in termini di intensità della ripresa, comunque debole, fattore che accomuna tutte le aree del Paese. Anche nel 2011 si dovrebbe confermare la maggiore vivacità del Centro, trainato dalla maggiore presenza di terziario di mercato rispetto al resto dell’Italia. All’estremo opposto Campania e Calabria con meno di 17.000 euro; un gap, quello del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, derivante anche dalle debolezze strutturali di quest’area che, sebbene risulti quella con la maggiore riduzione di Pil nel 2008 (-1,7% rispetto al -1,3% nazionale), è quella che, però, nel 2009, ha limitato gli effetti della crisi (-4,1% rispetto al -5% nazionale).

E immediato giunge il commento di Federconsumatori e Adusbef, secondo cui i dati diffusi oggi da Confcommercio sono lo specchio di una politica economica del tutto inadeguata portata avanti da questo Governo. "Tali tendenze, infatti, si potranno affermare e consolidare solo a fronte di un mantenimento sugli attuali livelli dell’economia tedesca e degli altri paesi che importano i nostri prodotti, dal momento che la irrisoria ripresa si basa sulla lieve crescita del settore delle esportazioni. Ma, se si vuole veramente avviare una ripresa stabile e duratura – affermano le Associazioni – non si può fare affidamento su questo incerto fattore: bisogna ripartire dal mercato interno. Quest’ultimo, però, non promette affatto bene. Come potrebbe essere diversamente di fronte a CIG e tasso di disoccupazione in continuo aumento; a una forte contrazione dei consumi, che si evince anche da una diminuzione del 5% del credito al consumo dopo il -11% del 2009; alle ricadute negative di una manovra iniqua e depressiva che colpisce soprattutto i redditi delle famiglie a reddito fisso; ed alle previsioni degli aumenti che le famiglie dovranno affrontare nel prossimo autunno, che, secondo la prime stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, comporteranno una stangata di 1100 euro, prosciugando così ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie".

"Se non si agirà con urgenza su questo versante – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – è ottimistico credere che la crescita economica del nostro Paese si manterrà ai livelli seppur miserrimi prospettati da Confcommercio. Secondo le nostre proiezioni, infatti, le cose andranno decisamente peggio e, in assenza di una indispensabile manovra che aumenti il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso attraverso processi di detassazione ed un blocco di prezzi e tariffe, il Pil del nostro Paese si attesterà quest’anno, ed anche con grande fatica, ad appena +0,3-0,4% e, nel 2011, a +0,6-0,7%."

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