SOCIETA’. Conflitti dimenticati, Caritas: 20% italiani non ricorda guerre negli ultimi cinque anni

Conflitti armati in Iraq, in Afghanistan, fra Palestina e Israele. Tsunami, uragani e terremoti. Sono eventi tragici, guerre, emergenze, ma un quinto degli italiani non sa, rimuove, va verso l’oblio. Il 20% degli italiani non è in grado di indicare alcun conflitto armato del pianeta negli ultimi cinque anni; il 28% non ricorda alcun disastro ambientale o nazionale; e fra i giovani la percentuale di chi non sa indicare guerre negli ultimi cinque anni sale al 30%. La denuncia è contenuta nella terza ricerca sui conflitti dimenticati "Nell’occhio del ciclone. Rapporto di ricerca su ambiente e povertà, emergenze e conflitti dimenticati", promossa da Caritas italiana, Famiglia Cristiana e Il Regno. Nella ricerca c’è infatti un sondaggio demoscopico sulla popolazione italiana realizzato da SWG sul grado di conoscenza delle guerre e dei conflitti: il risultato non è incoraggiante.

Alla domanda su quali conflitti degli ultimi cinque anni ricordino, vengono indicati principalmente l’Iraq (65%), l’Afghanistan (41%), il conflitto fra Palestina e Israele (27%). La percentuale di chi non ricorda alcun conflitto armato è del 20%. Le nuove generazioni sono le meno informate: non ricorda guerre il 30% dei giovani. E l’oblio interessa anche i disastri ambientali: il 28% degli italiani non ricorda eventi negli ultimi cinque anni, lo tsunami del 2004 è indicato nel 33% dei casi, il terremoto in Cina nel 23%, gli uragani negli Stati Uniti come Katrina solo nel 15%.

Diversi gli ambiti di ricerca coperti dal rapporto. Ci sono meno guerre ma più conflitti: negli ultimi dieci anni il numero di guerre è andato diminuendo – 24 i conflitti attivi all’inizio del 2008 – ma aumentano le guerre interne ai singoli stati, aumentano le vittime civili e aumentano i gruppi armati non statali. Si stima infatti, secondo la ricerca, la presenza di circa 300 gruppi armati attivi fra guerriglie, milizie ed entità paramilitari. "La povertà – rileva il rapporto – rende i paesi più vulnerabili, sia alle calamità naturali che ai conflitti bellici. Nel decennio 1999/2000, 17 dei 33 paesi più poveri del mondo hanno subito guerre civili". Dal 1998 al 2006 sono inoltre aumentate del 500% le vittime imputabili a terrorismo.

Tendono invece a diventare più frequenti le catastrofi naturali. Dagli anni ’60 a oggi è aumentato in media del 900% il numero delle vittime dei disastri naturali, e una delle concause è rappresentata dalle peggiori condizioni di vita della metà più povera del mondo. Nel 2007 si sono verificati 950 disastri naturali in tutto il mondo, il numero più elevato mai registrato, con il 40% dei disastri concentrati in Asia.

Si tratta inoltre, continua il rapporto, di situazioni di conflitto ed emergenza umanitaria caratterizzate da forte complessità. Rileva lo studio: "Uno degli indicatori della complessità risiede nel crescente numero di situazioni in cui si combinano disastri naturali, violenza e guerra".

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