SOCIETA’. Ddl libertà impresa, Lirosi (PD): “L’ultimo bluff del Premier”. La proposta dell’UNC

Il ddl del Governo sulla libertà di impresa, che verrà probabilmente approvato dal Consiglio dei Ministri di mercoledì 9 febbraio, è solo "un modo per distogliere l’attenzione dei media da altre vicende". La pensa così Antonio Lirosi, responsabile consumatori del PD, che ha espresso la sua opinione in un articolo pubblicato oggi sull’Unità.

La tesi di Lirosi è questa: il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato l’approvazione di questo ddl a giugno scorso, ma, evidentemente, il provvedimento non era poi così urgente. Tornare a parlare di questo ddl, a distanza di diversi mesi, presentandolo come una "grande riforma", è l’ultimo bluff del Premier. Anche perché, secondo Lirosi, il ddl che rivede l’articolo 41 della Costituzione non disturba nessuna lobby o corporazione e non avrebbe nell’immediato alcun effetto concreto di liberalizzazione. "Non basta una nuova disposizione costituzionale per rendere libera da vincoli qualsiasi impresa economica in qualunque campo" scrive Lirosi, convinto che le liberalizzazioni vadano fatte seriamente, caso per caso e con leggi ordinarie.

Il responsabile consumatori del PD ricorda, infine, che negli ultimi 15 anni le liberalizzazioni sono state fatte soltanto dal centro-sinistra e lui ha partecipato direttamente alla stesura dei pacchetti Bersani, che hanno liberalizzato una serie di settori con interventi precisi e puntuali. Lirosi è convinto che la versione liberale (dell’economia) del Premier non sia affatto credibile. "Il Paese non può più perdere tempo in promesse: ha bisogno di riforme istituzionali ed economiche di ben altra portata".

Nel dibattito sulla possibile modifica dell’articolo 41 della Costituzione, si inserisce anche il Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), Massimiliano Dona che chiede di "iscrivere formalmente nella Costituzione la protezione dei consumatori". Dona propone di riformulare l’art. 41, nella prospettiva di un espresso riconoscimento della figura del consumatore. "L’osservazione del mercato – spiega Dona – dimostra che non sempre i consumatori sono tenuti nella giusta considerazione: i processi di liberalizzazione sono ancora osteggiati; le Autorità di controllo faticano ad esercitare con continuità la loro funzione di deterrenza nei confronti dei comportamenti scorretti; l’accesso alla giustizia, anche tramite l’azione di classe, è esageratamente difficoltoso per le liti di consumo". "In questo contesto – prosegue il Segretario generale dell’UNC – il consumatore rischia di trovarsi esposto agli inganni del mercato, anche per la scarsa cultura dei propri diritti. Ecco perché, secondo la nostra Unione Consumatori, tra le priorità della futura azione di governo non potrà mancare un serio investimento nell’educazione al consumo dei nostri cittadini, a partire dalla scuola". "Ed ecco perché – conclude Dona – iscrivere i diritti del consumatore nel 2° comma dell’art. 41 della Costituzione Repubblicana rappresenterebbe un primo importante passo per garantire libertà di impresa nel rispetto dei cittadini".

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