SOCIETA’. Ddl prostituzione, il no delle associazioni: “Chi è sfruttato lo sarà ancora di più”

Davanti alla prostituzione "non ci sono scorciatoie": bisogna tenere insieme la tutela delle vittime di sfruttamento sessuale con il contrasto ai criminali. "Vietare la prostituzione in strada, come propone il Governo nel disegno di legge, significa invece spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell’ordine e operatori sociali". È il messaggio lanciato oggi da alcune delle più importanti associazioni che operano nel settore della prostituzione e della tratta (Asgi, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children) che hanno inviato al Governo un proprio documento di analisi e proposte.

"Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettività manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione – scrivono le associazioni in una nota congiunta – non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il sostegno all’inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe una alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che – per essere tale – non può che venire declinata come "sicurezza sociale" e riguardare tutti".

Per le organizzazioni la conciliazione di queste esigenze è attuata attraverso un "modello italiano" con un approccio che "ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell’ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti". Per questo le associazioni chiedono al governo di "rafforzare questo modello che, tra le altre cose, ha portato il nostro Paese al primato negli arresti e processi per reati di tratta e correlati".

I passaggi-chiave che nel ddl del Governo non funzionano sono diversi. Scrivono le associazioni: "Vietare la prostituzione in strada non è solo una norma inefficace, ma è innanzitutto controproducente. Nella Relazione dell’Osservatorio sulla Prostituzione dell’ottobre 2007, redatta dal Ministero dell’Interno, di concerto con gli altri Ministeri, con la Direzione Nazionale Antimafia, con Enti Locali e con il Terzo Settore, si afferma che la prostituzione non è una questione di ordine pubblico, ma una questione sociale". Si manifesta spesso come "forma di tratta e riduzione in schiavitù, soprattutto a danno di donne e minori", e in strada viene svolta spesso da persone con serie difficoltà economiche e sociali, italiane comprese, o discriminate, come le transessuali. "Occorre offrire alternative e possibilità di inclusione sociale", scrivono le associazioni, per le quali il divieto di prostituirsi in strada sposterebbe il fenomeno in luoghi meno accessibili anche alle stesse Forze dell’Ordine.

"Il Disegno di legge – proseguono le associazioni – non considera che chi si prostituisce non commette nessun reato contro terzi, ma anzi, spesso, li subisce. Senza l’aiuto delle vittime è quasi impossibile attuare efficaci azioni di contrasto. Senza contare che i nuovi provvedimenti rischierebbero di sottrarre risorse alle forze di polizia nelle attività di indagine e contrasto alla criminalità e congestionerebbe ulteriormente gli uffici giudiziari. Il "giro di vite" che il Governo sembra intenzionato a varare avvantaggia, di fatto, gli sfruttatori e danneggia le vittime. E danneggia anche i minori, perché l’articolo che prevede il rimpatrio dei minori dediti alla prostituzione sembra ignorare le norme internazionali: un minore dovrebbe essere rimpatriato nel proprio paese d’origine soltanto se tale misura corrisponde alla realizzazione del suo superiore interesse".

Fra le proposte delle associazioni c’è invece l’applicazione "reale" della Legge Merlin, dell’articolo 18 del Testo Unico Immigrazione (Soggiorno per motivi di protezione sociale) e la legge sulla tratta; la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta; la promozione di interventi di inserimento sociale e lavorativo; la mediazione dei conflitti nelle aree problematiche; la promozione del numero verde in aiuto alle vittime di tratta (800 290290).

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