SOCIETA’. Disagio insediativo, Italia a due velocità. Rapporto Legambiente – Confcommercio

Un paese in movimento, in trasformazione, in lento miglioramento, ma non ovunque. E’ questa la fotografia dell’Italia scattata da Legambiente e Confcommercio che ha analizzato le dinamiche 1996-2005 a livello provinciale e 1996-2001 a livello comunale (il 2001 costituisce il dato più aggiornato a livello comunale).

Gli anni dal 1996 al 2005 hanno rappresentato per l’Italia dei comuni, delle cento città e dei mille campanili, un periodo di miglioramento e di veloce o lento spostamento verso condizioni di maggior benessere. Ma allo stesso tempo evidenzia ancora aree di disagio insediativo, socioeconomico e abitativo. Tuttavia dal Rapporto emerge che l’Italia delle trasformazioni e dello sviluppo locale è un’Italia a più velocità: chi va adagio, chi va piano, chi corre. Qualcuno resta al palo ma in generale il dato significativo – e confortante – è che la situazione socioeconomica complessiva del nostro paese nel periodo analizzato (1996-2005) è migliorata. Ma non ovunque.

Infatti i dati dell’indagine mettono in luce come il nostro territorio sia costellato da una diversificazione territoriale molto spinta delle condizioni di sviluppo locale: l’andamento medio nazionale nel periodo considerato (1996-2005) riflette, e non può non essere che così, la difficoltà complessiva che ha caratterizzato il decennio, segnato prima da una fase di lenta espansione economica e poi di rallentamento.

Il dato più confortante è che laddove si sono registrati i miglioramenti, essi hanno avuto una diffusione a macchia d’olio che si è allargata dalle aree metropolitane ai comuni contermini e alle aree diffuse, segno di una vitalità e di un protagonismo delle medie e delle medio – piccole realtà che fa ben sperare per il futuro.

Laddove invece si sono avuti i peggioramenti, ciò è dipeso in gran parte dalle condizioni di vincolo allo sviluppo dato da fattori strutturali di scarsa qualità e dalla minore presenza di quei fattori che nelle altre aree hanno rappresentato elementi strategici per lo sviluppo: oltre al reddito disponibile, si tratta ad esempio dell’aumento del grado di scolarizzazione, dell’incremento delle presenze turistiche, della crescita dei servizi per la popolazione e le imprese.

L’Italia del disagio insediativo è un’Italia nella quale parlare di diverse velocità e di diverse strategie. E in questo senso le metafore che meglio esemplificano quanto avvenuto in questi anni possono essere trovate, come nelle antiche favole morali, tra i comportamenti animali.

E dunque vi sono i territori "lepre", ovvero territori in grado di capitalizzare le risorse locali – sociali, economiche, naturali – e di utilizzarle per velocizzare in modo efficace lo sviluppo locale. Sono comprese in questo gruppo molte province e aree del Nord e del Centro, ma anche alcune province del Sud che in questi anni hanno evidenziato notevoli tassi di miglioramento delle condizioni insediative – sociali ed economiche – locali, come ad esempio le province lucane di Potenza e Matera oppure le province della Sardegna.

E vi sono territori "tartaruga", ovvero territori che esprimono fattori di strutturale lentezza, dovuta al diverso metabolismo, ovvero alle diverse condizioni di partenza. Una lentezza che a volte procede verso miglioramenti e lente uscite dalle condizioni di disagio, come in alcune aree del Mezzogiorno, e una lentezza che si trasforma anche in rallentamenti e riduzioni del benessere a causa di effetti di "cronicità" degli indicatori, come nel caso della provincia di Trieste o di quelle liguri, tra le prime per qualità della vita anche in note classifiche nazionali, ma in lenta e progressiva involuzione a causa di una struttura demografica troppo matura e potenzialmente foriera di un percorso di ritorno a condizioni di disagio insediativo.

Ma è anche l’Italia dei territori "cicala", ovvero di quelle porzioni di territorio nelle quali vi è la presenza di una notevole dotazione di risorse (ambientali, culturali, economiche, sociali). Ma proprio questi territori esprimono spesso un eccessivo uso delle risorse ambientali, si pensi al consumo di suolo a fini edificatori, oppure esprimono il raggiungimento di soglie di qualità della vita molto elevate e difficili da mantenere nel lungo periodo. E’ il caso ad esempio dell’Emilia Romagna e della Toscana, che esprimono elevati valori degli indicatori di benessere ma che presentano anche un fenomeno di parziale involuzione: nel 2001 erano inserite nel gruppo 9 – massimo benessere – mentre nel 2005 evidenziano una regressione al gruppo 8, che esprime pur sempre i migliori parametri della cosiddetta medietà. Questa trasformazione, avvenuta negli ultimi anni, è l’espressione di una difficoltà di mantenimento delle condizioni locali dello sviluppo a causa ad esempio di una minore dotazione di risorse, amministrative, economiche, finanziarie (e di una difficile situazione economica generale), ma in alcune aree si configura anche come l’esito di una velocizzazione della crescita che al raggiungimento della soglia più elevata di benessere non è stata in grado di consolidare tale risultato, evidenziando dunque problemi di sostenibilità dello sviluppo.

Ed è anche l’Italia dei territori "formica", ovvero di quegli ambiti territoriali che si mettono meno in mostra ma che evidenziano una lungimiranza di medio-lungo periodo che premia il loro lento ma consistente e duraturo cammino verso uno sviluppo solido e coeso. E’ il caso di alcune aree del Mezzogiorno che, pur non avendo la dinamica di molte regioni del Nord e del Centro, stanno uscendo in modo significativo da situazioni consolidate di disagio. E proprio nell’ottica di sapienti formiche lo stanno facendo in modo lento ma costante, senza slanci eclatanti e dunque "fuori dalla notizia", ma pienamente "dentro" un percorso di miglioramento che vale la pena di osservare, monitorare e raccontare, come ad esempio molte province del Sud e delle Isole, a partire dalle province della Sardegna, quelle che più di altre hanno dimostrato nel decennio capacità di crescita, innovazione, sviluppo e miglioramento delle condizioni insediative, e anche quelle storicamente disagiate della Calabria, che pur non evidenziando miglioramenti nel valore assoluto (rimangono sempre inserite nel gruppo 1 del disagio), evidenziano localmente lenti ma costanti miglioramenti di alcuni indicatori (reddito, composizione della popolazione, diminuzione abitazioni non occupate e incremento del turismo).

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