SOCIETA’. Dl sviluppo, le critiche dopo l’ok del Governo

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sviluppo, che contiene diversi provvedimenti per il rilancio dell’economia. Il dl ha già scatenato una serie di reazioni sui punti più critici del dl, che sembrano essere il cosiddetto "Piano Spiagge" che concede agli stabilimenti balneari il diritto di superficie per 90 anni, il Piano Casa e le misure sulla rinegoziazione dei mutui. In sostanza sono i punti che toccano più da vicino i consumatori.

Secondo Adiconsum "la proposta di rinegoziare i mutui per le famiglie meno abbienti è certamente utile, ma del tutto insufficiente e rischia di creare una battaglia tra poveri". "Reddito Isee di 30.000 euro per nucleo familiare, 150.000 euro di mutuo, non essere in ritardo con le rate – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Vicario Adiconsum – significa aiutare un numero molto limitato di famiglie. Peraltro non è ancora chiaro se la rinegoziazione comporterà costi per i mutuatari. Le misure necessarie sono altre – continua Giordano – a partire da rifinanziamento del fondo di 20 milioni di euro per la sospensione delle rate e da soluzioni immediate per quei mutuatari che finiti i dodici mesi previsti, dal Piano Famiglia sottoscritto tra ABI e associazioni dei consumatori, difficilmente riusciranno a riprendere regolarmente i pagamenti".

Critico anche il Codacons secondo cui le misure contenute nel dl sviluppo non prevedono nulla di reale e concreto per i consumatori e le famiglie ridotte sul lastrico. "Si passa da misure addirittura negative, come il "Piano spiagge", che concedendo il diritto di superficie sulle nostre coste per un periodo addirittura novantennale, crea le premesse per un grande piano di cementificazione del territorio, ad annunci trionfalistici su provvedimenti minori, come la carta d’identità elettronica". "In pratica – scrive il Codacons – il Governo si illude di poter rilanciare l’economia non aiutando le famiglie, ma graziando gli speculatori edilizi e cedendo quel patrimonio costiero che andrebbe invece preservato, tutelato e valorizzato. Per la carta d’identità elettronica si tratta di un provvedimento positivo, ma non certo di una rivoluzione epocale del sistema Paese come dichiarato dal ministro Brunetta. Nulla si è detto in conferenza stampa su benzina e mutui, provvedimenti che erano stati annunciati nei giorni scorsi, ma dei quali i ministri non hanno nemmeno fatto un cenno. Evidentemente loro stessi si rendono conto che concedere la rinegoziazione dei mutui solo a chi ha un mutuo sotto i 150.000 euro ed un reddito Isee inferiore a 30.000 avrà un impatto minimo, non solo sull’economia, ma anche sulle famiglie che stanno acquistando casa".

Sul "Piano spiagge" interviene anche l’Adoc che chiede "un taglio netto del 20% ai prezzi dei listini degli stabilimenti balneari, già dalla stagione in corso, altrimenti – spiega Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – la concessione del diritto di superficie per 90 anni agli stabilimenti balneari si configurerebbe solo come una speculazione a danno dei cittadini, che non avrebbero alcun vantaggio dalla norma. Adesso che i titolari degli stabilimenti hanno ottenuto la possibilità di investire senza essere vincolati alla scadenze non c’è alcun motivo per un qualsiasi aumento dei prezzi a sostegno di possibile perdite d’esercizio. Al contrario c’è spazio per un taglio deciso ai listini, una famiglia non può spendere quasi 100 euro per una giornata al mare, sono prezzi fuori dal mercato".

In merito alla concessione delle spiagge per 90 anni, il Movimento Consumatori ritiene che in questo modo il litorale italiano diventi il "miglior affare della vita" di pochi. "Un territorio di tutti in un Paese di mare – sostiene Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori – diventa proprietà di chi paga il canone di concessione come se fosse un mutuo. A questo mancano la possibilità di introdurre un sistema di ereditarietà e la possibilità di edificare con norme semplificate, e il quadro è tristemente completo. La dura realtà è che per un po’ di voti, oggi, l’Italia vende se stessa a pochi fortunati nuovi proprietari terrieri. Non ci guadagnano i lavoratori, che comunque avranno strutture turistiche dove lavorare, ci perdono le comunità locali che vedono bloccata la possibilità di nuove iniziative, mentre i pochi fortunati continuano ad arricchirsi. Ci perdono, poi, i consumatori e il mercato poiché, senza concorrenza, i servizi scendono ed i prezzi aumentano. Occorre quindi che l’Antitrust si esprima, sempre che voglia".

"Brutte notizie per i consumatori delle spiagge italiane con la privatizzazione di tutto ciò che si trova sull’arenile, decretata quest’oggi dal Governo". E’ questa l’opinione di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), che critica il provvedimento del decreto sviluppo in forza del quale chi ha costruito lungo la costa e persino sulla spiaggia o sulla scogliera, beneficerà del diritto di superficie per novanta anni. "Un inaccettabile regalo ai responsabili degli abusi edilizi che deturpano le nostre coste – afferma Dona – operato per altro in spregio della direttiva europea in materia di concessioni demaniali marittime che avrebbe imposto la gestione della spiaggia a rotazione attraverso aste pluriennali". "Il Governo si è lasciato condizionare dalla prepotenza dei balneari senza preoccuparsi dell’interesse dei consumatori: non resta -conclude il Segretario generale- che sperare in un contenimento dei costi di accesso alle spiagge per evitare che al danno si aggiunga la beffa".

Il dl sviluppo, infine, non piace a Legambiente che è critico su diversi punti. "La deregulation totale introdotta con il nuovo Piano casa – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente – con l’autocertificazione per tutte le nuove costruzioni e col passaggio dalla Dia alla Scia e i vari premi in cubatura, condannano il nostro Paese alla devastazione e all’affermazione delle leggi tribali dove il più forte, in questo caso il più ricco e spregiudicato, vince su tutti e fa quel che vuole del patrimonio comune. Principio confermato anche dall’articolo sul diritto di superficie delle spiagge che – aggiunge Cogliati Dezza – in modo totalmente illogico e anacronistico, di fatto privatizza il patrimonio costiero cedendolo a pochi soggetti più ricchi a scapito dell’intera cittadinanza cui viene alienato il diritto di usufruire liberamente del territorio e delle parti più preziose del nostro paesaggio".

 

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