SOCIETA’. Domani è la Giornata mondiale per eliminare la violenza sulle donne

Domani si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne per sottolineare la necessità di fare maggiori sforzi per raggiungere la piena applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. "Combattere la violenza inflitta ai danni delle donne significa promuovere la pace e la sicurezza umana a livello internazionale – ha dichiarato Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione responsabile delle relazioni esterne Ue – Questa giornata è un’occasione importante per riaffermare la nostra opposizione verso tutte le forme di violenza legate al sesso e per ricordare il nostro sostegno al movimento internazionale per l’emancipazione delle donne e l’uguaglianza dei generi".

"La moltiplicazione delle violenze sessuali – ha aggiunto Ferrero-Waldner – di cui sono vittime le donne nell’Est del Congo rende ancora più importante la piena applicazione della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite. Questa risoluzione protegge le donne durante i conflitti armati; a settembre ho anche sollecitato il sostegno di 40 donne dirigenti del mondo intero ad una lettera indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Monn, proponendogli di organizzare una conferenza ministeriale sull’applicazione della risoluzione 1325 nel 2010, cioè 10 anni dopo la sua adozione".

La risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è la prima ad aver affrontato nello specifico gli effetti della guerra sulle donne e pone l’attenzione sul ruolo che queste hanno nel risolvere i conflitti e nel restaurare una pace duratura. La risoluzione 1820, adottata a giugno 2008, è invece la prima a riconoscere le violenze sessuali come un problema di sicurezza che, dunque, riguarda tutti.

Per l’Ue questo tipo di approccio costituirà un elemento chiave in prospettiva della conferenza di revisione del 2010; bisognerà quindi sintetizzare in un testo applicabile e unico gli impegni e le azioni che ruotano attorno a questo fenomeno, proponendo misure concrete e punti fermi.

In occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Sezione Italiana di Amnesty International lancia una campagna in favore delle donne colpite da Hiv/Aids in Sudafrica. "Quello del Sudafrica è un tragico esempio del legame tra povertà e violenza. Se è vero che la violenza contro le donne colpisce donne di ogni etnia, età e classe sociale, tuttavia povertà e violenza sono fattori che si influenzano e si rafforzano a vicenda" ha dichiarato Erika Bernacchi, responsabile del Coordinamento Donne della Sezione Italiana di Amnesty International.

In Sudafrica vivono cinque milioni e mezzo di persone colpite da Hiv/Aids, il più alto numero al mondo. Il 55% dei contagi riguarda le donne. La percentuale di donne tra i poveri e i disoccupati in Sudafrica e’ altissima e la povertà svolge una funzione di barriera all’accesso ai servizi sanitari per le donne contagiate nelle aree rurali del paese, a causa delle distanze e dei costi di trasporto. Allo stesso tempo, il Sudafrica presenta elevati livelli di violenza sessuale e di altre forme di violenza legate al genere. Le donne al di sotto dei 25 anni sono da tre a quattro volte più a rischio di essere infettate dal virus dell’Hiv rispetto agli uomini nella stessa fascia d’età.

L’impatto discriminatorio dei ruoli di genere e degli stereotipi ostacola a sua volta la capacità delle donne di proteggere se stesse e di prendere le decisioni migliori per la propria salute. Ad esempio, le donne spesso non sono in grado di insistere sull’uso del preservativo per proteggersi dal rischio di trasmissione del virus da un partner maschile, poiché sono economicamente e socialmente dipendenti da questo partner o dalla sua famiglia e/o perché rischiano di essere sottoposte a violenza o abbandonate solo per il fatto di aver suggerito di usare il preservativo. Questi modelli discriminatori, inoltre, mettono le donne a rischio di violenze, abbandoni o altri abusi quando fanno il test per l’Hiv e rivelano il loro stato.

"Queste sono le conseguenze dell’intreccio letale tra violenza, povertà e discriminazione. Se non si dedicherà maggiore attenzione all’eguaglianza di genere e non verranno assunte misure concrete per porre fine alla violenza sulle donne, gli Obiettivi di sviluppo del millennio non potranno essere mai raggiunti" ha commentato Bernacchi.

Nelle ultime settimane le attiviste e gli attivisti della Sezione Italiana di Amnesty International hanno partecipato alla campagna globale "Say NO to violence against women", lanciata nel novembre 2007 dal Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem) con l’obiettivo di raccogliere e consegnare al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, un milione di firme. "Vogliamo dimostrare l’esistenza di un movimento globale di persone, in costante aumento, che chiede ai governi di tutto il mondo di considerare una priorità la fine della violenza contro le donne" ha concluso Bernacchi.

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