SOCIETA’. Domani parte il G8 all’Aquila, tra proposte e proteste

Domani 8 luglio parte il G8 2009, il Summit dei Grandi del mondo che si terrà all’Aquila. I leader mondiale discuteranno della crisi economica internazionale, della sicurezza alimentare, della lotta ai cambiamenti climatici e della lotta al protezionismo per un commercio mondiale liberalizzato a beneficio di tutti. Per discutere di questi temi la Presidenza italiana ha voluto un G8 unico, che si svolgerà all’Aquila dall’8 al 10 luglio, con il coinvolgimento dei Paesi emergenti, dell’Africa e delle principali Organizzazioni internazionali. Nelle sessioni più ampie, intorno al tavolo del vertice sarà rappresentato quasi il 90% dell’economia mondiale.

Per quanto riguarda la crisi economica, il Premier italiano Silvio Berlusconi ha spiegato, nella conferenza stampa di presentazione del Summit a Napoli il 29 giugno, che la risposta giusta è creare un codice di norme per il mondo dell’economia da un lato e dare fiducia ai cittadini dall’altro. Rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici il Premier ha evidenziato la necessità di "partire da misure condivise e applicate da tutti", sottolineando l’inutilità di mettere in atto azioni restrittive sul fronte delle emissioni se queste non vengono universalmente rispettate.

A rappresentare la Commissione Europea al vertice del G8 ci sarà il Presidente José Manuel Barroso che auspica il raggiungimento di risposte sostenibili alle sfide globali, soprattutto quella del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare. "Il vertice G8 di quest’anno – ha dichiarato Barroso – si svolge in un periodo particolarmente difficile. L’Europa ha assunto un ruolo guida nel raccogliere sfide riguardanti, ad esempio, la vigilanza dei mercati finanziari, le politiche sostenibili in materia di clima e il commercio mondiale. Questo vertice è l’occasione per impegnarci ulteriormente. Dobbiamo attuare rapidamente la riforma del sistema finanziario mondiale. Dobbiamo agire con determinazione per contrastare i cambiamenti climatici. Dobbiamo ribadire e onorare i nostri impegni nei confronti dei più poveri."

Barroso ribadisce l’obiettivo della riduzione delle emissioni mondiali, almeno del 20% entro il 2050. "Tutti i paesi industrializzati – ha aggiunto il Presidente della Commissione Ue – dovrebbero inoltre essere pronti a ridurre le emissioni almeno dell’80% nello stesso periodo, assicurando un primo, notevole contributo a questo obiettivo mediante forti riduzioni a medio termine di entità paragonabile. Questo dovrebbe motivare a sua volta le principali economie emergenti a prendere provvedimenti per ridurre collettivamente le loro emissioni al di sotto dei livelli attuali".

E intanto si fa sentire il fronte di contestazione del Vertice del G8. Alcuni punti strategici di Roma, Circo Massimo, via della Conciliazione, Castel Sant’Angelo e il Colosseo sono, in queste ore, teatro della protesta di Greenpeace. Una serie di orsi polari senza-tetto si aggirano per la Capitale alla ricerca di cibo e riparo con un cartello con scritto "Vittima del riscaldamento globale". E’ il modo, per gli ambientalisti, di chiedere ai leader mondiali di non sottovalutare l’urgenza di prendere provvedimenti utili a frenare il cambiamento climatico in atto.

"A soli cinque mesi dalla conferenza di Copenhagen, dove bisognerà trovare un accordo salva-clima per la riduzione delle emissioni di gas serra al 2020, Greenpeace è preoccupata che al G8 – tappa fondamentale dei negoziati – l’Italia possa giocare al ribasso". Greenpeace rileva che manca ancora una forte leadership politica per affrontare la più grave crisi ambientale della storia. Per salvare il pianeta da effetti climatici catastrofici occorre che la crescita delle emissioni globali di gas serra sia fermata entro il 2015, e che le emissioni siano portate il più vicino possibile allo ZERO entro il 2050. "A Copenaghen – si legge in un comunicato di Greenpeace – occorre che tutti i Paesi industrializzati, insieme, si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40 per cento entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990), e investano verso i Paesi in Via di Sviluppo almeno 110 miliardi di euro all’anno (fino al 2020) per andare verso un sistema energetico pulito basato su fonti rinnovabili, fermare la distruzione delle foreste tropicali e tamponare gli inevitabili impatti del cambiamento climatico".

 

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