SOCIETA’. Ecosistema Scuola: pochi passi avanti, molti problemi

Nodi critici: il 40% delle scuole è ancora senza strutture per lo sport, i finanziamenti sono dispiegati a singhiozzo e più del 30% necessita di manutenzione straordinaria, diminuiscono le azioni di bonifica dell’amianto, e con il taglio delle risorse ai Comuni cala anche il servizio di scuolabus. Miglioramenti: sono dovuti essenzialmente all’adozione di buone pratiche di sostenibilità, come accade per la raccolta differenziata della carta (adottata da oltre l’86% delle scuole) e l’illuminazione a basso consumo (50% degli istituti). Rimane però lo storico divario nella qualità dell’edilizia scolastica fra Nord, Centro e Sud. Questa la fotografia restituita da dieci anni di Ecosistema Scuola, la ricerca annuale di Legambiente sull’edilizia scolastica nel nostro Paese.

L’indagine – presentata oggi a Napoliin occasione del convegno Per un’edilizia scolastica di qualità – fotografa pochi passi avanti e molte situazioni di stallo. "A cominciare – rileva Legambiente – dall’età avanzata di buona parte dei 42.000 edifici scolastici italiani e della conseguente necessità di investimenti in manutenzione straordinaria, dal mancato completamento dell’Anagrafe scolastica a 14 anni dal suo avvio e dall’assenza di programmazione". Commenta il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: "Lo scorso anno per far fronte a questa criticità è stato previsto dal Governo un piano di investimenti articolato in 20 milioni di euro annui tratti dai risparmi delle cosiddette ‘spese della politica’, ma di cui ancora non si è avuto riscontro. Inoltre, abbiamo interpretato come un buon segnale d’impegno da parte del Governo la delibera Cipe che un anno fa ha stanziato un miliardo di euro, poi ridotti a 773 milioni a seguito della parte destinata alle scuola abruzzesi dopo il terremoto, ma che purtroppo, ad oggi, ancora non sono stati trasferiti agli enti locali per una concreta ricaduta negli interventi territoriali. Non si può pensare di riqualificare il nostro patrimonio edilizio scolastico senza un serio piano nazionale d’investimenti".

L’indagine è stata condotta su scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 95 dei 103 Comuni interpellati e riguardano dati del 2008. Criticità: pesa la necessità di interventi urgenti in manutenzione straordinaria. Ancora più del 30% delle scuole necessita di interventi di manutenzione urgenti. Spesso la differenza, al di là della presenza di edifici oggettivamente vecchi (ma i nuovi spesso presentano anche maggiori necessità di manutenzione) la differenza viene da "un diverso approccio politico-amministrativo nella gestione complessiva dell’edilizia scolastica, – rileva Legambiente – come dimostrano le somme investite nella manutenzione straordinaria: con le regioni del Nord che investono una media di 56.064 € per edificio e quelle del Sud che ne investono 18.134. Rimane, inoltre, sostanzialmente invariato negli ultimi dieci anni il numero complessivo di edifici scolastici in affitto, sempre intorno al 5%: un indicatore di spreco nella gestione delle risorse e di edifici nati spesso con altre funzioni (conventi, abitazioni, caserme)".

Le strutture per lo sport non solo presenti in oltre il 40% delle scuole. Lo scuolabus, a causa delle minori risorse trasferite ai Comuni, passa dal 70% del 2001 al 35%. Diminuiscono le azioni di bonifica dall’amianto, che erano oltre l’8% nel 2006 e ora sono state realizzate solo nel 4,13% degli edifici.

Nel divario fra Nord e Sud rimangono problematici i dati sulle certificazioni in territori quali quelli dichiarati a rischio sismico. Rileva Legambiente: "Nelle regioni del centro Italia (le due macro aree dichiarate più sensibili) il 73,5% delle scuole è a rischio sismico: il 51,35% di loro possiede il certificato di idoneità statica e il 98,22% fa le prove di evacuazione. Nelle regioni del Sud Italia il 65,09% delle scuole è dichiarato a rischio sismico, ma solo l’11,76% possiede il certificato di collaudo statico e solo il 62,5% fa le prove di evacuazione".

Ci sono anche miglioramenti: l’86,92% delle amministrazioni dichiara di praticare la raccolta differenziata della carta (era circa il 39% nel 2001); quasi il 50% degli edifici impiega fonti di illuminazione a basso consumo (nel 2005 erano il 37%) mentre circa il 25% degli edifici utilizza altre forme di risparmio energetico. Decisamente più timidi gli interventi strutturali relativi all’utilizzo di criteri di bioedilizia per la costruzione di nuove scuole (0,34%) e di fonti di energia rinnovabile, con una media delle scuole che possiedono questo tipo di infrastruttura ferma da 5 anni intorno al 6%. Buono il dato sull’adeguamento degli edifici alle norme in materia di accessibilità: è in possesso dei requisiti il 76,59% delle scuole mentre il 13,29% ha già programmato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Nella classifica nazionale, ai primi posti per qualità dell’edilizia scolastica si conferma il Centro Nord: nei primi tre posti si piazzano Prato, Parma e Biella. La prima città del Sud è Benevento al 21° posto. Firenze si piazza al 16° posto; Roma al al 24°; Milano al 35°; Torino al 43° e Napoli al 44° posto; Palermo al 61°. Chiude Crotone.

Comments are closed.