SOCIETA’. Energia e acqua, due giorni in piazza. MDC chiederà a Cassazione conferma referendum

Due giorni di mobilitazione e di presidio davanti Montecitorio per rivendicare il diritto al voto sui referendum e a una corretta informazione: è l’iniziativa lanciata insieme dai comitati referendari "Vota Sì per Fermare il Nucleare" e "2 sì per l’Acqua Bene Comune" per le giornate di lunedì 23 e martedì 24 maggio, parallelamente al voto previsto alla Camera per il decreto Omnibus.

Sul versante del nucleare, i Comitati protestano contro una norma che "prende in giro gli italiani con un finto addio al programma atomico e punta a cancellare il quesito sul nucleare sottraendo ai cittadini il diritto a scegliere sul loro futuro". Allo stesso modo, aggiungono, "il governo sta tentando di depotenziare i referendum sull’acqua, proponendo la creazione di fantomatiche autorità garanti". Nella mobilitazione verrà sottolineata la necessità di una corretta informazione sui referendum: i comitati denunciano infatti "la censura che ha colpito i referendum e il silenzio quasi assoluto della tv pubblica, e chiedono sia data ampia visibilità all’appuntamento elettorale del 12 e 13 giugno affinché risulti garantito a tutti i cittadini il diritto al voto libero e informato".

Per l’occasione, lunedì il Movimento Difesa del Cittadino spiegherà perché il referendum va fatto comunque e annuncia che chiederà alla Cassazione la conferma delle consultazioni referendarie. MDC e l’avvocato Gianluigi Pellegrino renderanno noti i contenuti integrali del parere pro-veritate richiesto dall’associazione in ordine alla incidenza che il testo di legge approvato dal Senato e all’esame della Camera lunedì prossimo, possa avere sull’espletamento della consultazione prevista per il prossimo 12 e 13 giugno.

Secondo l’avvocato Pellegrino, "i commi 1 e 8 della stessa norma voluta dal Governo, esplicitamente consentono che la realizzazione di centrali nucleari possa avvenire per semplice volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui è assegnata l’approvazione del piano energetico. Inoltre, lo studio che dovrebbe precedere il piano è limitato al tentativo di apprestare dispositivi di sicurezza che abbassino il rischio di incidenti, e quindi non esclude in nessun modo anzi conferma la scelta di fondo di procedere alla realizzazione delle centrali nucleari. Pertanto – conclude Pellegrino – la finalità del referendum non solo non è superata, ma è rafforzata dal fatto che la legge nuova rende persino più semplice realizzare le centrali senza necessità di nuovi passaggi legislativi. Con la conseguenza che ritenere superato il referendum sarebbe costituzionalmente errato e odioso in quanto i cittadini verrebbero a trovarsi con le centrali costruite senza aver potuto pronunciarsi sulle norme che lo consentono".

Anche in caso di via libera alla legge, l’associazione chiederà alla Cassazione di confermare il referendum sulla base di quanto previsto dalla sentenza n. 68 del 1978 della Corte costituzionale, che, spiega Pellegrino, "ha assegnato alla Cassazione il potere di confermare la consultazione quando alle norme oggetto del quesito se ne sostituiscono altre che lasciano ferme le ragioni del referendum. E nel caso tali norme sono espressamente quelle contenute nei commi 1 e 8 del testo voluto dal Governo".

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