SOCIETA’. Esito negativo per la verifica dei conti pubblici. Le priorità di intervento di Adiconsum

La verifica dei conti pubblici effettuata dal Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa non lascia ampi margini di ottimismo e fotografa una situazione di grave sofferenza che renderà obbligatorio un intervento in corso d’anno: deficit pubblico di quest’ anno viaggia sul 4,1% mentre il debito punta diritto al 108,3% del pil.

Il problema più urgente è legato allo sforamento del deficit. La commissione di controllo sui conti pubblici presieduta da Riccarco Faini traccia diversi scenari possibili: il 2006 potrebbe infatti chiudere al 4,1% nella migliore delle ipotesi oppure spingersi di altro mezzo punto fino a toccare il 4,6%. Se il risultato sarà sulla parte alta o bassa della forchetta dipende principalmente dai rischi legati alla manovra per il 2006 varata dal passato esecutivo.

Ma ci sono anche rischi di attuazione, associati alla chiusura troppo drastica dei rubinetti di spesa per alcune "poste" importanti, che rischierebbero di trasformarsi in un boomerang in grado di affossare i primi segnali di ripresa, come l’ allarme cantieri lanciato da Padoa-Schioppa nei giorni scorsi. La riapertura di questi flussi di spesa potrebbe pesare per un altro 0,2% e riguarderebbe le norme della Legge Finanziaria 2006 relative a Ferrovie dello Stato, Anas, consumi intermedi delle amministrazioni centrali, contratti di servizio delle imprese pubbliche e attuazione della regola del 2%.

Lo stato dei conti pubblici rende necessaria una manovra aggiuntiva, come ha dichiarato lo stesso ministro. La proposta non è piaciuta ad Adiconsum: "non devono essere i consumatori a rimpinguare la casse dello Stato". Per Adiconsum queste sono le priorità:

  • Sprechi: iniziare a tagliare gli sprechi sia delle amministrazioni centrali sia di quelle locali e almeno lasciare inalterate le spese per il sociale;
  • Professionisti: basta con i condoni, è ora che tutti paghino le tasse! Dipendenti, pensionati e atipici hanno visto negli ultimi anni crollare il loro potere d’acquisto; è opportuno non dimenticare che se quattro famiglie su cinque sono più povere per gli aumenti dei prezzi qualcuno è diventato più ricco: è questi sono una parte rilevante (ma non tutti) di commercianti, di professionisti e di artigiani;
  • Rendite: il lavoro è tassato mediamente al 30-35%; i consumi (IVA) al 20%; perché le rendite finanziarie solo al 12,5%? Adiconsum propone di elevare la tassazione delle rendite al 27% per tutte quelle operazioni finanziari inferiori ad un anno, colpendo quindi tutte le azioni speculative a cui abbiamo assistito in questi mesi. Elevare dal 12,5% al 23% per le operazioni con durata inferiore ai 24 mesi e al 20% per le operazioni con durata superiore ai 3 anni. Nei confronti del piccolo risparmiatore prevedere invece che per un importo ad esempio fino a 25mila euro una tassazione zero per investimento superiore ai 3 anni.

 

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