SOCIETA’. Eurispes, Rapporto Italia 2009: “Il Paese è più avanti del suo Governo”

"Il Paese sembra essere ancora più avanti del suo Governo". La società italiana è andata avanti e "pretende che il Governo la segua". È quanto ha commentato oggi il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara presentando il Rapporto Italia 2009. "Soprattutto quando il mare è agitato ci si aspetta che il nostromo guidi la nave con perizia e competenza, e che mantenga la rotta stabilita – ha commentato Fara – Il sistema Italia non può attendere oltre e questa consapevolezza è ampiamente diffusa nell’opinione pubblica indipendentemente dall’orientamento politico degli italiani. E invece si continua ad assistere ad una ridda di proposte, di dichiarazioni, di slogan, di programmi che vengono puntualmente smentiti il giorno dopo. Aggiustamenti, verifiche, messe a punto, correzioni danno l’impressione di una orchestra dove ogni singolo musicista segue uno spartito diverso. Il Governo – conclude il Presidente dell’Eurispes – sembra procedere come nella processione di primavera di Echternach: due passi avanti e uno indietro. Ma, se non vuole dilapidare il patrimonio di consenso conquistato, dovrà rapidamente produrre le risposte attese affrontando le grandi questioni che sono sul tappeto. Tra queste, le più urgenti sono la riforma della giustizia, quella della Pubblica amministrazione e la ridefinizione del modello di welfare in senso europeo".

Diminuisce il caro vita, aumenta il ricorso ai pagamenti dilazionati. L’83,4% dei cittadini sono convinti che i prezzi in Italia abbiano subìto ulteriori aumenti nel corso dell’ultimo anno, rileva il rapporto, anche se rispetto al 2008 (90,3%), la percentuale di chi segnala l’aumento del carovita è diminuita di quasi sette punti percentuali. Dopo l’ulteriore impennata del 2008, quindi, l’andamento dei prezzi sembra subire una nuova flessione. In parallelo, cresce il numero di quanti non hanno rilevato alcun tipo di variazione dei prezzi (dal 7,5% del 2008 al 10,9% del 2009). Contenuta, anche se in aumento di 2 punti, la percentuale di quanti sostengono che i prezzi in Italia abbiano subìto nell’ultimo anno un decremento: il 3,3% (contro l’1,2% del 2008); si tratta comunque della diminuzione percentualmente più rilevante segnalata nel periodo 2004-2009.
A quanti hanno registrato un aumento del costo della vita nel corso dell’ultimo anno, è stato chiesto di indicare di quale incremento, secondo la propria opinione, si sia trattato. Nel 39,3% dei casi l’aumento dei prezzi è stato tanto elevato da attestarsi tra il 3% e l’8%. Per poco più di un cittadino su quattro (27,1%) la crescita è stata leggera, identificata con una inflazione annua non superiore al 3%. In diminuzione, rispetto ai risultati del sondaggio realizzato lo scorso anno, la quota di chi asserisce che i prezzi siano accresciuti in maniera eccessiva oltre l’8%: il 26,5% contro il 29,6% del 2008.

Eccetto la categoria dei computer e delle spese telefoniche dove il 50,8% dei consumatori non ha indicato un aumento dei prezzi, in tutte le altre categorie, la maggior parte degli italiani concorda sul fatto che nell’ultimo anno i prezzi siano cresciuti. I beni alimentari risultano essere i maggiori responsabili del carovita: il 93,2% dei cittadini ha infatti indicato un innalzamento dei prezzi proprio in questa categoria di spesa. Anche nel caso dei pasti fuori casi (78,9%) si ritiene ci sia stato un aumento. Il costo del carburante per le auto e la spesa per i trasporti sono cresciuti rispettivamente secondo il 76,6% e il 76,3% dei cittadini. L’abbigliamento e il settore calzaturiero hanno inciso sul carovita secondo il 71,4% degli italiani insieme alle spese per la cura della persona (68,7%), per la salute (66,5%), quelle per i viaggi e le vacanze (66,6%). Il settore immobiliare fa registrare un aumento dei prezzi soprattutto nel caso degli affitti (64,9%) e in misura inferiore (57,1%) nel mercato della compravendita immobiliare. Anche la categoria del cinema/spettacolo (54,1%) e quella dell’arredamento e dei servizi per la casa (52,4%) hanno fatto registrare aumenti per la maggior parte degli italiani.

Fra spirito di adattamento e difficoltà ad arrivare alla fine del mese, il 78% degli italiani riduce le risorse destinate ai regali e il 72,6% taglia le spese per i pasti fuori casa. Si privilegia l’acquisto di prodotti in saldo (75,2%) o comunque per l’abbigliamento si è attenti a ricercare punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini o outlet (51,6%). Sicuramente in riduzione le spese per il tempo libero (65%) e quelle per i viaggi e le vacanze (64,5%). Nel caso dei prodotti alimentari, se il 64,8% dichiara di essere propenso a cambiare marca di un prodotto se questo è più conveniente, circa la metà dei consumatori (51,6%) afferma di scegliere, per i propri acquisti, punti vendita più economici come i discount. Poco più della metà (53,4%) confessa che, ad un certo punto del mese, incontra difficoltà a far quadrare il proprio bilancio familiare. Una famiglia su tre (33,4%) riesce a risparmiare qualcosa.

Sono aumentati gli italiani che, per acquistare beni e servizi, hanno scelto il pagamento dilazionato: lo scorso anno dichiarava di aver usufruito del credito al consumo il 25,7%. Una percentuale in aumento di 11 punti, che raggiunge quota 36,9%. Tra le categorie di beni acquistati con la modalità del credito al consumo, quella delle automobili (58,7%) risulta essere la più diffusa. Abbastanza frequente inoltre l’abitudine ad acquistare a rate elettrodomestici (40,3%), computer o telefonini (28,9%), arredamenti e servizi per la casa (22,1%). È preoccupante invece il dato relativo al 19,4% dei cittadini costretti a contrarre debiti per cure mediche (visite specialistiche, interventi, protesi dentarie), in aumento di oltre 14 punti percentuali rispetto al sondaggio dello scorso anno, quando questo dato si attestava al 5,1%. Così come è indicativo che il 5,6% abbia fatto ricorso nell’ultimo anno al credito al consumo per acquistare beni alimentari.

Complessivamente, gli italiani scelgono il credito al consumo per esigenze finanziarie. Per il 62,9% degli italiani, la scelta di acquistare beni con la modalità del credito al consumo, è stata dettata da mere esigenze finanziarie e, quindi, dalla mancanza di tutta la somma necessaria al momento dell’acquisto: il 47,6%, infatti, acquista a rate proprio per motivi di scarsa liquidità e il 15,3% perché non aveva altre soluzioni per un acquisto indispensabile. In merito alle aspettative per il futuro, rileva il rapporto, si scorgono segnali di ottimismo e di ripresa della propensione al risparmio complessivamente nel 35% dei casi.

PDF: Rapporto Italia 2009

Comments are closed.