SOCIETA’. Eurispes: cresce l’inflazione ma i salari sono tra i più bassi d’Europa

Perdita del potere d’acquisto in media del 35%, salari tra i più bassi d’Europa, aumento vertiginoso dei prezzi dei beni, anche quelli di prima necessità, ricorso al credito al consumo come forma di integrazione al reddito. Questa l’Italia di cui Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, parla in una sua dichiarazione oggi diffusa. "Non è un caso – ha detto – se, rispetto alle rilevazioni effettuate lo scorso anno dall’Eurispes, gli italiani sono sempre più pessimisti: il 69,5% nel 2008 contro il 51,9% nel 2007, con un incremento di ben 17 punti percentuali, esprime infatti pareri negativi in merito al quadro economico nazionale".

Chiaro l’appello alle istituzioni: "La sola via d’uscita è avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Una situazione grave come quella che stiamo vivendo dovrebbe indurre le forze politiche, una volta superata la fase elettorale e indipendentemente dal risultato, a fare fronte comune per gestire un’emergenza che rischia di trascinare il Paese verso un irrecuperabile declino".

"Attraverso una simulazione – spiega – l’Eurispes ha riscontrato infatti la presenza di una sorta di "buco" nei redditi familiari, rappresentato dalla differenza tra il reddito netto disponibile e le esigenze basilari per condurre una vita dignitosa. In genere una famiglia italiana deve poter disporre di un reddito superiore a quello effettivamente posseduto, anche solo per affrontare le spese minime necessarie".

Preoccupazioni che si concretizzano nei dati e nei numeri che Fara ricorda. Il presidente dell’Eurispes parla infatti di "un’economia sommersa di un valore di 549 mld di euro nel 2007"; di un’inflazione cresciuta del 23,7% tra il 2001 e il 2005; di un reddito familiare "integrato ogni mese con 1330 euro in nero".

Infine il confronto europeo: "Gli stipendi italiani sono tra i più bassi d’Europa. Questo perché essi non sono stati adeguati alla crescita dell’inflazione reale. In pratica i lavoratori sono pagati in lire, ma comprano in euro. Nel nostro Paese oltre 20 milioni di lavoratori sono sottopagati e, coeteris paribus, i salari sono inferiori del 10% rispetto a quelli nella Germania, del 20% rispetto al Regno Unito e del 25% rispetto alla Francia".

"Nel 2004 e nel 2005 – ha aggiunto Fara – le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono state superiori solo a quelle greche ed appena inferiori a quelle dei colleghi spagnoli, mentre nel 2006 il trend negativo si è ulteriormente accentuato occupando la penultima posizione in Europa, superiore solo al Portogallo. La ragione di questa perdita di posizioni è rintracciabile indubbiamente nella crescita dei salari in Europa del 15% in tre anni. In Italia il salario netto annuo è passato da 15.597 euro del 2004 a 16.242 euro del 2006, con una crescita del 4,1".

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