SOCIETA’. Famiglia, aumentano le difficoltà per i nuclei con un parente disabile

Si allarga in Italia la forbice del reddito tra famiglie che vivono di lavoro autonomo e quelle che vivono delle entrate da lavoro dipendente, ma anche tra i nuclei "patrimonializzati" (che hanno una o più case di proprietà) e quelli "spatrimonializzati". Non solo. Le difficoltà aumentano a seconda del numero di componenti, nelle famiglie monoreddito e in presenza di eventi che, a fronte della presenza di "fattori protettivi" (la rete parentale piuttosto che un patrimonio consolidato), si affrontano normalmente e con relativa tranquillità, ma diventano veri e propri drammi in condizioni diverse: divorzio, trasferimento per motivi di lavoro, presenza di una persona non autosufficiente. Sono alcuni dei tratti della famiglia italiana come la descrive l’Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia, condotta dalla Commissione Affari Sociali della Camera, che sarà presentata domani nella Sala del Mappamondo di Montecitorio a partire dalle 10.

"…Ci troviamo – dice il Documento conclusivo dell’Indagine – di fronte ad una nuova povertà dei ceti medi, che rappresenta, in realtà, una povertà relativa, derivante dallo scarto tra il proprio reddito, la propria disponibilità economica e quella media del paese". Tra le più in difficoltà, le famiglie che hanno al loro interno un componente con disabilità. Le famiglie, secondo il Documento, contribuiscono per l’85% al mantenimento di familiari disabili e, in mancanza di servizi assistenziali capillari ed efficaci, provvedono da sole all’assistenza. Con costi che aumentano sensibilmente a causa delle difficoltà che i disabili hanno tuttora ad entrare nel mercato del lavoro, e spesso il familiare che li assiste deve rinunciare al lavoro fuori casa.

Secondo l’Istat, il fenomeno della non autosufficienza coinvolge in Italia circa 2 milioni e ottocentomila persone, pari al 5,2% della popolazione dai sei anni in su. La distribuzione per età mostra come la non autosufficienza interessi soprattutto, anche se non esclusivamente, gli anziani: gli ultrasessantacinquenni costituiscono oltre il 70% dei disabili, con una concentrazione relativa sulle forme più gravi. Sempre secondo l’Istat, le persone con handicap non anziane sono 1 milione 641 mila, dei quali quasi la metà dichiara risorse scarse o insufficienti. Burocrazia, quando non macchinosità, delle procedure per l’accertamento dell’handicap; scarsità dei centri di soggiorno; mancanza pressoché totale di assistenza domiciliale.

E poi barriere architettoniche e ostacoli alla comunicazione (ad esempio, le carenze nella sottotitolazione dei programmi televisivi con riferimento alle persone affette da sordità ), difficoltà all’inserimento lavorativo dei disabili, ridotto riconoscimento del volontariato intrafamiliare. La fatica quotidiana per le famiglie con un disabile sono tante e di diversa natura, e tutte accomunate dal mancato riconoscimento della loro rilevanza economica, oltre che morale e psicologica. Il familiare di un disabile, infatti, costretto a rinunciare al lavoro, non si vede riconosciuti contributi previdenziali figurativi, e può usufruire di forme di sostegno al reddito in quantità limitata e non dappertutto in Italia. Viene certamente apprezzata l’istituzione, con l’ultima Legge Finanziaria, del Fondo per la non autosufficienza, ma le risorse sono ancora ridotte, ed è urgente, invece, la messa a punto di servizi diffusi sul territorio e di buona qualità.

Alla presentazione dell’Indagine parteciperanno, oltre al Presidente della Camera Fausto Bertinotti, il Ministro per la Famiglia Rosy Bindi, il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Mimmo Lucà, il prof. Pierpaolo Donati, Direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla Famiglia, e Chiara Saraceno, docente di Sociologia della famiglia all’Università di Torino. Previsti gli interventi della Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Anna Serafini e di alcuni deputati.

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