SOCIETA’. Fao e Ora d’Aria: detenute di Rebibbia creano borse da plastica usata

Striscioni di plastica, cartelloni usati, materiale in plastica e megaposter diventano borse originali, una diversa dall’altra: a rendere possibile tutto questo è un’iniziativa lanciata dalla Fao e dalla onlus Ora d’Aria che coinvolge le detenute del carcere romano di Rebibbia. La plastica viene fornita al carcere femminile e, nelle mani delle detenute, viene tagliata, cucita e confezionata: sono già undici i modelli presentati, in due mesi sono state fatte oltre 400 borse e non si esclude di trovare uno sbocco di vendita fuori da Rebibbia. Le detenute che partecipano al progetto ricevono un’indennità per il lavoro svolto.

L’idea è venuta a un dipendente della Fao, Sergio Ferraro: "Era da un po’ che pensavo a quanta plastica viene usata e poi buttata via. E mi sembrava importante pensare a come riciclarla nell’impegno che la Fao ha preso per essere più "verde" anche al suo interno". E la risposta è arrivata dall’associazione di volontariato Ora d’Aria, impegnata nel sociale. "Crediamo che progetti come questo con la Fao, per quanto piccoli, possano fare la differenza per tutte le donne che si trovano in carcere e di cui spesso la società sembra essersi dimenticata – commenta Marilena Miceli, dell’Associazione Ora d’Aria, che ha coordinato il progetto – Ci piacerebbe che questa esperienza si potesse estendere".

Per chi fosse interessato all’acquisto, c’è un punto vendita aperto nei giorni martedì-mercoledì-giovedì dalle 15,00 alle 19,00 e il 4 dicembre ci sarà la "vendita di natale" dalle 16,00 alle 20,00 in Via Galilei, 57 Roma (vicino Metro A Manzoni).

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