SOCIETA’. Focus Istat su reti parentali: in calo numero dei fratelli ma nonni stabili

L’Istat ha presentato questa mattina il volume "Parentela e reti di solidarietà" che contiene alcune informazioni riguardanti le reti di parentela, le usanze e le tradizioni familiari, le difficoltà economiche incontrate nel corso della vita dopo l’uscita dalla famiglia di origine. L’indagine è stata svolta dall’Istituto di Statistica nel 2003 su un campione di oltre 19mila famiglie.

  • Diminuisce il numero medio di fratelli, ma la frequentazione è assidua

In Italia avere tanti fratelli (e/o sorelle) è diventato un "privilegio" riservato a pochi: dal 1998 al 2003 il numero medio di fratelli viventi è sceso da 2,4 a 1,9. I maggiori tassi di fecondità del Mezzogiorno, rispetto alle altre aree del Paese, si traducono in una quota più elevata di persone con fratelli (l’88,2% nel Sud e l’88% nelle Isole contro il 79,3% nel Nord-ovest, l’81,1% nel Centro e l’81,6% nel Nord-est) e in un numero medio più alto di fratelli (2,2).

  • Figli e genitori abitano molto vicino

Il 75,1% della popolazione al di sotto dei 70 anni ha la madre vivente, il 61,4% ha il padre vivente. Il 51,8% delle persone che hanno la madre abita insieme a lei; il 55,1% di chi ha il padre abita con lui. Il prolungarsi della permanenza dei giovani presso la famiglia di origine spiega la quota elevata di persone con meno di 35 anni che vivono con almeno un genitore: ben il 47,1% degli individui tra i 25 e i 34 anni vive ancora con la madre e il 45% insieme al padre.
Anche quando i figli hanno formato una nuova famiglia, la famiglia di origine resta un punto di riferimento, spesso rafforzato dalla prossimità residenziale. Le persone che hanno la madre che vive nello stesso caseggiato sono il 5,5%; l’11,9% ha la madre che abita entro un chilometro e l’11,2% nel resto del comune.

Per quanto riguarda i genitori, il 73,3% della popolazione di età superiore a 24 anni ha figli viventi: dal 1998 al 2003 tale quota è rimasta sostanzialmente stabile, così come il numero medio di figli viventi (2,1). In conseguenza della differenziazione territoriale della fecondità, la quota più alta di genitori si registra nel Sud (75,9%, contro il 71,1% del Nord-est). Il Sud, insieme alle Isole, registra anche il numero medio più elevato di figli (2,4 contro 1,9 nel Centro-nord).

  • I nonni sono 11 milioni e 500 mila

I nonni sono circa 11 milioni e 500 mila, pari al 33,3% degli individui di 35 anni e più. Rispetto al
1998, tale quota è sostanzialmente immutata. Le donne sono più degli uomini (il 37,5% contro il 28,4%), sia perché sono mediamente più giovani dei loro partner e, quindi, diventano nonne prima di loro, sia per effetto della maggiore sopravvivenza femminile. Tra i 35 e i 54 anni e tra i 55 e i 64 anni, rispettivamente il 7% e il 50,5% delle donne sono nonne contro percentuali maschili del 3,1% e 33,8%, ma dopo i 64 anni le differenze di genere tendono a scomparire: le donne sono il 71,9% e gli uomini il 70,8%. Le percentuali più elevate di nonni si rilevano nel Mezzogiorno e nel Centro del Paese (circa il 35%), in particolare in Basilicata (40,4%), Molise (40,1%) e Umbria (37,7%); mentre le percentuali più basse si registrano nelle regioni del Nord-Ovest (con valori intorno al 31%) a cui si aggiunge la Sardegna in cui si riscontra la quota minima (30,5%).

Per quanto riguarda i nipoti, le persone fino a 69 anni che hanno nonni viventi sono circa 20milioni e 100 mila, pari al 40,5% (Tav. 2). Erano il 38,5% nel 1998. Tra le giovani generazioni la quota dei nipoti è molto elevata: il 98,2% tra gli individui che hanno meno di 15 anni e l’87,2% tra coloro che hanno dai 15 ai 24 anni. A partire dai 35 anni di età la quota si riduce al 7%. Il numero medio dei nonni viventi è pari a 2,4. Esso varia notevolmente, diminuendo al crescere dell’età dei nipoti: da un valore di 3,1 per chi ha meno di 15 anni si passa a 1,8 per i nipoti di 35 anni e più.

  • Scambiarsi regali e pranzare insieme la domenica continuano a essere parte delle tradizioni familiari

Lo scambio di regali non monetari tra i membri di una stessa famiglia rappresenta una consuetudine per il 78,8% delle famiglie con almeno due componenti. Questa percentuale rimane sostanzialmente stabile rispetto al 1998 (79,5%). La presenza di figli all’interno della famiglia tende a favorire lo scambio di doni. Tale consuetudine riguarda infatti l’84,8% delle coppie con figli e il 73,7% dei nuclei monogenitore. Nelle coppie senza figli e nelle famiglie senza nuclei tali percentuali si riducono, rispettivamente, al 69,9% e al 60%. I regali vengono scambiati soprattutto in occasione dei compleanni e del Natale (70,9%). L’abitudine a farsi i regali in famiglia è più diffusa nel Centro-nord (oltre l’80%). La consuetudine familiare di pranzare o cenare insieme la domenica riguarda il 94,9% delle famiglie con almeno due componenti. In confronto al 1998, è cresciuta la quota di famiglie in cui solo alcuni componenti pranzano o cenano assieme (11,4% nel 2003 e 8,7% nel 1998). Non pranzano né cenano insieme la domenica solo il 3,2% delle coppie con figli, il 4,5% delle famiglie con due o più nuclei e il 6,2% delle coppie senza figli.

  • Il reddito insufficiente, prima causa di difficoltà dopo l’uscita dalla famiglia di origine

Nel 2003, circa 10 milioni e 700 mila persone, pari al 27,6% delle persone di 18 anni e più uscite dalla famiglia di origine, hanno dichiarato di essersi trovate in serie difficoltà economiche almeno una volta nel corso della vita, a partire dal momento in cui hanno lasciato la casa dei genitori. Come nel 1998, a causare tali difficoltà sono, principalmente, il reddito insufficiente (45,5%), un periodo di disoccupazione (19,7%), l’acquisto o l’edificazione di una casa (14,6%).

 

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