SOCIETA’. G8, posizione critica di Oxfam e Ucodep verso l’accordo sul clima

Assolutamente non soddisfatte dei primi risultati raggiunti in seno al G8 sono state Oxfam International e Ucodep, la onlus Unità e cooperazione per lo sviluppo dei popoli. Per queste organizzazioni internazionali l’annuncio del leader G8 non ha rappresentato una novità, bensì un ennesimo "esempio di temporeggiamento ad oltranza, che non fa nulla per ridurre il rischio affrontato oggi da milioni di persone povere", anzi rischia di far bruciare il pianeta entro il 2050.

"L’appoggio di un modesto obiettivo sul clima – riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050 – ci lascia con il 50% di probabilità di un disastro climatico", si legge in un comunicato di Oxfam, a nome del suo portavoce Antonio Hill. Inoltre l’Oxfam sottolinea che non c’è stata "alcuna indicazione dell’anno di riferimento rispetto al quale bisogna dimezzare le emissioni"; non c’è stato alcun "accordo su quando le emissioni raggiungeranno il culmine e quando inizieranno a scendere"; non è stato stabilito alcun "target a medio termine sulla riduzione, ma solo un vago traguardo".

L’Oxfam ha una posizione contraria rispetto alla proposta di spostare 6 miliardi di dollari promessi all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo globale verso i Fondi di investimento nel Clima amministrati dalla Banca Mondiale. Secondo l’Oxfam questo è palesemente ingiusto perché "ogni dollaro che viene dirottato all’adattamento ai cambiamenti climatici è un dollaro sottratto ai farmaci essenziali, ai libri di testo e ad altri fattori cruciali di sviluppo". "Per evitare conseguenze catastrofiche – si legge in un parte intitolata la "cruda realta" – le emissioni globali devono raggiungere il loro picco entro il 2015 per poi ridursi di almeno l’80% rispetto alla quantità emessa nel 1990 entro il 2050. Inoltre, nei paesi ricchi le emissioni devono ridursi del 25-40% rispetto alla quantità emessa nel 1990 entro il 2020". "Per l’adattamento al mutamento climatico dei paesi in via di sviluppo, si stima che siano necessari tra i 50 e gli 86 miliardi di dollari l’anno" è la previsione delle due organizzazioni.

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