SOCIETA’. Gfk Eurisko: per famiglie italiane la crisi non è passeggera

Per 81 famiglie su cento "in Italia non si stanno gettando le basi per il futuro"; per il 69% nel Paese "manca una visione condivisa sulle cose da fare". Per il 52% da noi "si vive peggio rispetto agli altri Paesi europei". Le famiglie italiane vedono ‘nero’ secondo quanto emerge dall’analisi ‘Le famiglie e la crisi. Valori, consumi, progetti’, realizzata da Gfk Eurisko per il settimanale Famiglia Cristiana e Centromarca (associazione italiana industria di marca), presentata oggi a Milano. "La crisi è ormai percepita non come passeggera, ma come un dato strutturale e le aspettative per il futuro sono decrescenti", sottolinea Giuseppe Minoia, presidente di Eurisko. In questo contesto le strategie di consumo adottate fino ad ora dalle famiglie (maggior controllo delle risorse, mobilità tra i canali di acquisto, "opportunismo" rispetto all’offerta, dilazione di acquisti impegnativi, ricorso al credito, welfare familiare ecc.) hanno, almeno in parte e sia pure con una certa fatica, retto (anche se resta difficile intravedere nel lungo periodo la "sostenibilità" e la compatibilità di queste pratiche rispetto agli andamenti "normali" ed auspicati del mercato e di un ciclo produttivo per sua natura votato alla crescita).

Eppure, nonostante la sempre maggiore centralità del prezzo nei loro atteggiamenti e comportamenti d’acquisto, i consumatori restano lontani da modelli di semplice e pura razionalità economica. Anzi, sono sempre più i nuovi orientamenti culturali – dalla ricerca di sostenibilità al desiderio di condivisione, dalla voglia di «esperienza» alla rivisitazione della memoria – a ispirare, indirizzare, guidare traiettorie e forme del consumo individuale e familiare. La risposta delle famiglie alla crisi non si esaurisce perciò sul piano economico ma mette in campo – anche, e forse soprattutto in questi frangenti – nuovi orientamenti socioculturali e valori. Orientamenti e valori a cui il mondo della produzione e la marca possono e devono ispirarsi, rivitalizzando e valorizzando la propria vocazione e rafforzando così la propria promessa, centralità e protagonismo culturale, prima ancora che economico.

Dall’indagine emerge la famiglia quale ‘istituzione di riferimento’, conferma la propria centralità, svolge sempre più funzione di serbatoio delle risorse economiche e di sostegno sociale supplendo alle carenze politiche e sociali. Sul piano dei consumi, elaborando valori e scelte d’acquisto sempre più ragionate e meno d’impulso, la famiglia italiana si conferma "un interlocutore fondamentale per l’industria di marca". Negli anni della crisi si riducono i budget ma cresce il ricorso a discount e promozioni, ai massimi il ricorso al credito. Resiste però la fedeltà alla marca, soprattutto se in promozione (55%). Stabile la quota del 23% per cui "una marca vale l’altra", per il 72% la marca è sinonimo di garanzia.

Dall’indagine è emerso anche che le famiglie italiane cercano prodotti di filiera corta e a km zero che riescano a unire qualità e prezzo, riscoprendo l’importanza del territorio. "C’è voglia di tradizione, ambiente e filiera corta" ha detto Minoia.

Una richiesta di origine e trasparenza dei passaggi dal campo alla tavola confermata oggi al convegno anche da Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo (una delle più importanti realtà industriali del settore lattiero caseario italiano): "Il consumatore cerca un prodotto di origine chiara, che garantisca la qualità e la vicinanza al luogo in cui nasce. Insomma, vuole sapere cosa c’è dietro quello che mangia".

Una chiara etichetta d’origine su tutti i prodotti – spiega la Coldiretti Lombardia – è la soluzione più semplice e al tempo stesso più efficace per garantire i diritti dei consumatori a scegliere ciò che preferiscono e al tempo stesso per difendere le aziende agricole dai falsi o dai prodotti che usano nomi italiani per produzioni straniere che fanno concorrenza sleale a quelle vere del Belpaese.

 

 

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