SOCIETA’. Giochi, il settore trascina l’economia italiana: raccolti 309 mld di euro dal 2003

A trainare l’economia italiana è l’industria del gioco che in 8 anni, dal 2003 al 2010, ha raccolto ben 309 miliardi di euro, con un tasso medio annuo di crescita dei volumi di raccolta del 23%. E nel primo trimestre del 2011 sono stati raccolti già 18 miliardi di euro. I giochi più "generosi" sono sempre le New Slot, che nei primi 3 mesi del 2011 hanno raccolto 7,7 miliardi di euro; le NewSlot sono circa 250.000 attive in oltre 100.000 punti vendita (bar, alberghi, sale giochi, etc.). Altri giochi generosi sono le Lotterie (soprattutto i Gratta e Vinci) con 2,7 miliardi e le Videolottery (quasi 2,2 miliardi di euro). Gli apparecchi da intrattenimento, da soli, hanno incassato quindi il 55% dell’intera raccolta del comparto giochi. Un dato allarmante riguarda il sommerso che in Italia è pari al 35% del Pil, circa 530 miliardi di euro.

E’ il quadro disegnato dalla ricerca "La fiscalità nelle Newslot: quadro europeo e ipotesi di modifica del modello di imposizione italiano" presentata questa mattina a Roma dall’Eurispes e dalla Fondazione Unigioco. In 8 anni il rapporto tra la raccolta complessiva generata ogni anno dai diversi comparti del settore e il Prodotto interno lordo si è triplicato raggiungendo il valore del 3,86% nel 2010.

Le imprese attive nei diversi comparti del settore risultano essere 2,758 (dato del 2009); quasi la metà di queste si trovano al Sud: il primato spetta alla Campania e al Lazio (rispettivamente 558, 328) ma sono significativi anche i dati della Puglia (267) e della Sicilia (261). La provincia con il più alto numero di imprese attive è Napoli (350 unità d’impresa, 12,7% del totale), seguita da Roma, Bari, Milano e Palermo.

L’industria dei giochi ha registrato il costante sviluppo della rete commerciale di vendita dei singoli prodotti di gioco, che attualmente può contare su: oltre 90.000 punti vendita Lottomatica, il 72% dei quali è anche in grado di offrire servizi diversi dalla raccolta delle giocate quali, ad esempio, servizi di ricarica di telefonia mobile e fissa, pagamento del bollo auto ed alcuni servizi Inps; oltre 6.000 punti di raccolta scommesse Snai; 33.000 punti raccolta Sisal, composti essenzialmente da edicole, bar e rivendite di tabacchi, nei quali oltre alle scommesse possono essere effettuate, a titolo di esempio, operazioni di pagamento di vario genere, acquisto di biglietti e trasferimento di denaro.

Lo studio si è concentrato sulla fiscalità dell’impresa del gioco: in Italia, a livello di imposizione fiscale, esiste "una disomogeneità di trattamento tra un gioco e l’altro". Le New Slot "sono fortemente penalizzate", perché "lo Stato preleva dove c’é più grasso". "Per questo – ha affermato il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – si deve procedere a una riflessione sulla riorganizzazione del prelievo, sul riequilibrio e sulla redistribuzione della pressione fiscale. Servono più omogeneità ed equità fra le diverse tipologie di giochi".

Nello studio, che sarà diffuso alle istituzioni e al Parlamento come spunto di riflessione, vengono ipotizzati 4 modelli di fiscalità: tre più praticabili, uno (aliquota fissa su ciascun apparecchio) meno, perché lo Stato dovrebbe rinunciare a una grande fetta di introiti". Ma gli altri tre, ha assicurato, "non andrebbero a modificare lo status quo dello Stato, a cui arriverebbero le stesse risorse", e contemporaneamente garantirebbero "più vantaggi ai giocatori, con una maggiore redistribuzione della raccolta, e degli operatori". La Fondazione Unigioco ha chiesto "un tavolo di confronto" sul tema e l’attenzione a riguardo da parte di chi deve prendere le decisioni.

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