SOCIETA’. I marchigiani vivono più a lungo: 79,3 anni. Stime Istat su popolazione

Il 2006 vede consolidarsi la tendenza al progressivo invecchiamento della popolazione grazie, in primo luogo, alla continua crescita della durata media della vita. Lo comunica l’Istat, sottolineando che per la prima volta nella storia, la popolazione residente potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 59 milioni. L’età media della popolazione sfiora i 43 anni (due anni in più rispetto al ’96) e la stima della speranza di vita alla nascita supera i 78 anni per gli uomini (78,3 anni), raggiungendo gli 84 anni per le donne, con una crescita di 0,5 e 0,6 anni, rispettivamente, in confronto al 2005. La fecondità si attesta a 1,35 figli per donna. A metà 2006 le persone con 65 anni e più sono il 20% della popolazione mentre i minorenni il 17 per cento. Il rapporto tra generazioni in età non attiva e generazioni in età attiva passa dal 46% al 51 per cento.

Le sole realtà nelle quali gli anziani di 65 anni e più sono ancora numericamente inferiori ai minori fino a 14 anni di età sono la Campania e la provincia autonoma di Bolzano (mentre nel 1996, oltre a queste due, possedevano tale caratteristica tutte le altre regioni del Mezzogiorno all’infuori di Abruzzo e Molise).

A livello territoriale, le regioni più longeve nel 2006 sono, per gli uomini, le Marche (79,3 anni), la Toscana (79,1), l’Umbria (79,0) e la Puglia (78,8); per le donne, le Marche (85,0 anni), il Veneto (84,9), la Toscana (84,8) e la Sardegna (84,7). Su livelli minimi si trova, per gli uomini, la Campania (76,9 anni) con un divario superiore all’anno nei confronti delle regioni che immediatamente la precedono, la Sicilia e la Sardegna (78,0 per entrambe). Tra le donne, solo la Campania (82,6) e la Sicilia (82,9) detengono una speranza di vita alla nascita inferiore agli 83 anni, valore tuttavia ben superiore alla media riscontrabile tra i Paesi dell’Ue (81,9 nel 2005), a testimonianza dell’elevato livello di longevità conseguito in ogni parte del Paese.

Una variabile connessa alla fecondità, sebbene oggi in misura inferiore rispetto al passato -ricorda l’Istat- è la nuzialità, considerato che nel 2005 si è realizzato fuori del matrimonio solo il 17% delle nascite. Le stime del 2006 sono stabili rispetto all’anno precedente: circa 250 mila matrimoni in un anno, con un tasso di nuzialità pari al 4,2 per mille. Dal punto di vista territoriale le differenze regionali rimangono invariate: nel Mezzogiorno si stima una nuzialità più alta (4,7) rispetto al Centro (4,5) e al Nord (3,8). In particolare, Campania (5,2) e Lazio (5,0) sono le regioni dove si contrae il maggior numero di matrimoni in rapporto alla popolazione. Sul fronte opposto si rilevano i più bassi livelli di nuzialità in Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia (3,5 entrambi) . Che nella prima metà dell’attuale decennio il comportamento nuziale stia attraversando una fase di stasi, che interrompe di fatto la tendenza alla continua contrazione evidenziatasi nel corso degli anni ’90, ma che non mostra alcuna chiara inversione di rotta – come sta avvenendo invece in parte per i comportamenti riproduttivi – lo si evince anche prendendo in esame il tasso di nuzialità totale per genere.

Molto più solida rispetto a quella naturale si presenta la dinamica migratoria. La stima provvisoria per il 2006 supera infatti, rileva l’Istat, le 230 mila unità, per un tasso migratorio pari a 3,9 per mille abitanti. Questa quota comprende tre diverse voci: il tasso migratorio con l’estero (3,8 per mille), il tasso migratorio per altri motivi (-0,3 per mille) ed il tasso migratorio interno (0,4 per mille).

 

Comments are closed.