SOCIETA’. Il censimento dei campi nomadi italiani è legale. L’analisi della Commissione Ue

Le misure adottate dall’Italia per fare fronte all’emergenza dei campi nomadi illegali non sono discriminatorie e quindi sono in linea con il diritto comunitario, cioè legali. E’ quanto risulta dall’analisi condotta dalla Commissione Europea sul rapporto sul censimento dei campi nomadi inviato il 1° agosto scorso dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni al Commissario Ue alla Giustizia, Libertà e Sicurezza Jacques Barrot.

Il documento conteneva un dettagliato rapporto sulle modalità con cui si sono stati condotti i censimenti nei campi nomadi della Lombardia, del Lazio e della Campania. In più tutti i rapporti inviati dai prefetti nominati commissari straordinari per l’emergenza rom nelle tre Regioni interessate al censimento, le linee guida diramate agli stessi prefetti, una lettera della Croce Rossa, una nota dell’Unicef e la lettera con cui il Garante per la protezione dei dati personali approva le linee guida.

Secondo l’ordinanza di protezione civile firmata dal Governo italiano il 30 maggio 2008, l’obiettivo prioritario per far fronte al problema dei campi nomadi era quello di procedere all’identificazione di chi ci viveva dentro. Le ispezioni sono partite dalle Regioni Campania, Lombardia e Lazio, ed è risultato che nelle città di Roma, Napoli e Milano sono concentrati oltre 700 campi nomadi abusivi. Sempre con l’ordinanza del 30 maggio, i Prefetti di Roma, Milano e Napoli sono stati nominati commissari delegati per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nei territori delle rispettive regioni. I Commissari hanno potuto attivare forme di collaborazione con le Regioni, altri soggetti pubblici e, per i profili umanitari e assistenziali, con la Croce Rossa Italiana e sono stati assistiti dalla forza pubblica.

"Non c’e’ stato alcun ricorso sistematico alle impronte digitali"; si è ricorsi a questa pratica in un numero molto limitato di casi, "quando non è stato possibile procedere all’identificazione con altri mezzi. Inoltre "queste norme sono state applicate nei confronti dei minori solo in casi strettamente necessari. Né le ordinanze, né le linee guida date ai prefetti, né le condizioni di esecuzione autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica ed alla religione delle persone censite" hanno fatto sapere i portavoce della Commissione.

"Barrot apprezza la volontà dichiarata del governo di rispettare le norme comunitarie e lo ringrazia della buona collaborazione" ha detto Michele Cercone, portavoce del Commissario alla Giustizia, Jacques Barrot. "La buona collaborazione ha permesso di verificare la situazione e di correggere tutte le misure che potevano essere contestabili". La Commissione ha anche apprezzato il fatto che il governo italiano prima di varare le misure sui dati personali «ha consultato l’Autorità Garante della Privacy, ottenendone il parere favorevole». Resta alta comunque l’attenzione sulla situazione italiana e "Barrot chiede di essere informato quando sarà il momento sulle condizioni di attuazione e sui risultati del censimento".

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