SOCIETA’. In Europa i nemici delle donne sono ancora gli stereotipi

In Europa la parità di genere è ancora lontana e la colpa è principalmente degli stereotipi legati al sesso che giocano un ruolo fondamentale nella scelta degli studi e delle carriere. Abbattere questi stereotipi è, infatti, la sfida dei programmi comunitari di istruzione. "La correlazione tra genere e risultato educativo è mutata notevolmente nell’ultimo cinquantennio ed ora le differenze acquistano forme più complesse – ha commentato Androulla Vassiliou, Commissario europeo responsabile per l’istruzione – Il personale scolastico è costituito per lo più da donne, ma i sistemi educativi sono gestiti da uomini. Il numero maggiore di laureati sono donne mentre il fenomeno della dispersione scolastica interessa maggiormente i ragazzi. Dobbiamo basare le politiche per la parità tra i sessi su questa situazione di fatto."

Oggi la Commissione Europea ha pubblicato uno studio che fa riferimento alla rete Eurydice che raccoglie e analizza i dati relativi ai sistemi educativi. Lo studio riguarda 29 paesi (tutti gli Stati membri dell’UE, tranne la Bulgaria, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia). Tutti i paesi europei dispongono di politiche in materia di parità tra i sessi nel campo dell’istruzione o intendono dotarsene; gli obiettivi di questi programmi sono: superare i tradizionali ruoli e stereotipi legati al sesso, aumentare la presenza delle donne negli organi decisionali, superare i pattern relativi ai risultati educativi in funzione del sesso, e lottare contro le molestie basate sul genere nelle scuole.

Scarse sono invece le iniziative dei governi volte a informare i genitori sulle tematiche della parità tra i sessi e a coinvolgerli maggiormente nella promozione della parità di genere nel mondo dell’istruzione.

Di solito le ragazze sono più brave a scuola e ottengono un punteggio maggiore negli esami di diploma rispetto ai ragazzi che, invece, hanno maggiori probabilità di lasciare prematuramente la scuola o di ripetere l’anno. I ragazzi sono più portati per la matematica e le ragazze per la lettura; questa realtà riguarda circa un terzo dei sistemi educativi in Europa. Il background socioeconomico rimane comunque il fattore più importante.

Molti giovani e molte giovani delle scuole professionali e di quelle dell’istruzione secondaria generale continuano a scegliere carriere che rispecchiano i tradizionali ruoli di genere. Occorre un miglior orientamento professionale per affrontare la questione e si devono sensibilizzare i consulenti che indirizzano i giovani nella scelta delle carriere per far sì che essi abbiano una maggiore consapevolezza delle problematiche di genere e siano quindi in grado di mettere in questione gli stereotipi.

Solo la metà dei paesi europei ha elaborato orientamenti che tengono conto delle componenti di genere. Anche se vi sono iniziative e progetti individuali interessanti, mancano strategie nazionali di portata generale volte a superare gli stereotipi di genere per quanto concerne la scelta delle carriere come mancano anche le iniziative rivolte ai ragazzi. Le donne rappresentano la maggioranza degli studenti e dei laureati in quasi tutti i paesi e sono particolarmente presenti nel mondo dell’istruzione, della sanità, nel welfare e negli ambiti umanistico e artistico. Gli uomini sono maggiormente presenti nell’ingegneria, nell’industria manifatturiera e nella costruzione.

Circa i due terzi dei paesi hanno posto in atto politiche per la parità tra i sessi nel campo dell’istruzione superiore. Quasi tutte queste politiche e questi progetti riguardano però soltanto le donne. D’altro canto, la proporzione delle donne tra il personale didattico nelle istituzioni dell’istruzione superiore cala via via che si sale la piramide accademica. Tuttavia, soltanto un terzo dei paesi ha attuato politiche concrete per affrontare questo problema di segregazione verticale.

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