SOCIETA’. In Italia cresce del 500% il consumo di “smart drugs”. Un dossier lancia l’allarme

In crescita del 500% il consumo in Italia delle smart drugs, le "droghe furbe" che non sono perseguite né perseguibili dalla legge perché non sono presenti nelle tabelle legislative che classificano le sostanze stupefacenti e psicotrope proibite. Oggi a Roma è stato presentato il rapporto "Smart Drugs: lo sballo semplice e pericoloso" promosso dall’On. Roberta Angelilli, europarlamentare, rappresentante del Forum europeo per i diritti dei minori e delegata del Sindaco di Roma per i Diritti dei Minori.

In continuo aumento è l’offerta di queste droghe che ogni anno fatturano nel mondo quasi 800 milioni di euro. Sono sempre di più gli smart shop, cioé i negozi dove queste sostanze si vendono: in Italia sono circa 150, di cui una ventina tra Roma e provincia. L’acquisto è libero, anche ai minorenni e i frequentatori più assidui sono i ragazzi, soprattutto studenti maschi in cerca di emozioni forti, o in cerca di una sostanza che li tenga svegli per "passare gli esami".

Una nuova tendenza, in Europa, è quella degli smart bar, negozi che si trasformano in locali dove è possibile acquistare ma anche consumare i diversi prodotti, con orari di apertura elastici e concentrati nelle serate del fine settimana. Poi ci sono i negozi on line, shop virtuali dove si possono acquistare questi tipi di droghe; in internet si possono scambiare anche informazioni sulle varie sostanze, erbe, semi e sulle modalità di preparazione e assunzione. Soltanto il 50% di questi siti, però – avverte il dossier – fornisce informazioni sul dosaggio e sull’uso sicuro.

"Un tempo la droga era facilmente riconoscibile ed era diffusa soprattutto in aree di marginalità, chi doveva comprare droghe era costretto a rivolgersi a spacciatori in ambiti criminali e illegali – ha detto Roberta Angelilli. "Le nuove droghe invece hanno un aspetto tutto sommato inoffensivo, alcune possono essere vendute in shop ufficiali, altre sono diffuse in modo ufficioso ma senza sconfinare nel vero e proprio spaccio, si confondono a volte con alcuni integratori, fanno venire meno la percezione di assumere vere e proprie droghe. Ma sono spesso – ha aggiunto l’eurodeputata – altrettanto o forse più pericolose, anche per questo loro aspetto apparentemente socialmente accettabile. A Roma la loro diffusione è in costante crescita e gli strumenti tradizionali di analisi e di prevenzione sono inadatti ed insufficienti, perché pensati per il vecchio "modello" di droga e tossicodipendente. Ecco perché – ha concluso Angelilli – questo studio è prezioso per chi come le istituzioni deve mettere in campo soluzioni nuove per problemi nuovi, una battaglia che deve essere anche e soprattutto culturale".

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