SOCIETA’. In Italia dilagano povertà ed emarginazione

"Rispetto al passato, quando la povertà economica e la marginalità sociale riguardavano gruppi particolari e specifici di persone e famiglie, i recenti studi sulle trasformazioni dei fenomeni di povertà hanno dimostrato come i nuovi percorsi di esclusione sociale possono riguardare anche settori di popolazione tradizionalmente estranei a tali fenomeni di disagio, di emarginazione". E’ quanto ha dichiarato Mons. Vittorio Nozza, direttore Caritas Italiana, in occasione della presentazione del sesto Rapporto Caritas Italiana – Fondazione "E. Zancan" di Padova oggi a Roma.

Dal rapporto è emerso che i minori stranieri nelle scuole italiane costituiscono in media il 5% circa delle presenze e sono, in numero assoluto, circa 500.000 (stima per l’anno scolastico 2006-2007). Nell’arco di quattro anni la loro presenza è più che quadruplicata, la metà circa è nata in Italia (48% dei casi) e la restante parte è costituita da minori ricongiunti. Per quanto riguarda la popolazione e le famiglie, secondo l’Istat (2005), in Italia, almeno 5.362.000 persone vivono in famiglie che sono libere unioni, in famiglie ricostituite coniugate, in famiglie con un solo genitore. Dal 1994 al 2003 l’incremento nelle separazioni e nei divorzi è stato continuo: si è passati da 51.445 separazioni nel 1994 a 81.744 nel 2003, con un aumento del 59% in 10 anni e un incremento del 2,6% delle separazioni e del 4,8% dei divorzi rispetto al 2002.

Variegati i dati sui minori disabili: sono 94.490 secondo il Casellario INPS, percettori pensioni di invalidità civili e simili, 108.000 secondo l’indagine ISTAT multiscopo sulle "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari" e 161.000 dai numeri del Sistema Informativo del MIUR che considera gli alunni con disabilità presenti nelle scuole statali. Per quanto riguarda l’autismo, l’88% dei genitori afferma di avere denunciato anomalie di comportamento al pediatra nel primo anno di vita, mentre la diagnosi è stata ritardata nel 56,2% dei casi dopo i tre anni di età e nel 17,1% dopo i cinque anni di vita, spesso all’ingresso a scuola. Nel 72,6% dei casi i genitori si sono rivolti fuori della loro Regione per ottenere la diagnosi: solo il 32,6% ha consultato un solo centro.

"Il Rapporto – ha spiegato Mons. Giuseppe Pasini, presidente Fondazione E. Cancan – ha dato un particolare rilievo ai minori (bambini, adolescenti) visti nel loro contesto familiare. La loro naturale condizione è di fragilità ed è perciò maggiormente suscettibile di esclusione sociale. In particolare il rapporto prende in esame quattro categorie di minori a rischio di esclusione: i minori stranieri, i minori disabili, i bambini con più famiglie e le famiglie e i minori con gravi disabilità intellettive. Sono quattro situazioni emblematiche di una realtà di "povertà-disagio-esclusione" che sta assumendo oggi proporzioni preoccupanti".

Nella seconda parte del Rapporto vengono illustrati i dati e le storie di vita relativi alle persone in difficoltà che nei mesi di aprile e maggio 2005 si sono rivolte ai Centri di ascolto collegati con le Caritas diocesane aderenti al Progetto Rete nazionale. I dati sono stati raccolti in 241 Centri di 147 diocesi italiane e si riferiscono alle principali caratteristiche anagrafiche, ai bisogni e alle richieste di 17.203 persone. Si tratta in maggioranza di cittadini stranieri (63,6%), dei quali più della metà provengono dall’Europa orientale (51,9%) e poco meno di un quarto dal continente africano (23,8%). Quasi il 60% dei cittadini stranieri che si sono rivolti ai Centri era in possesso di permesso di soggiorno o in attesa di riceverlo.

"Se cambia il volto della povertà in Italia, anche le politiche di contrasto del fenomeno devono cambiare strategia. Dal rapporto della Fondazione Zancan abbiamo la conferma di ciò che più volte abbiamo sostenuto: a maggior rischio di povertà sono le madri sole con figli, le famiglie numerose e monoreddito, i bambini, quei ceti medi che potrebbero diventare poveri a seguito di eventi imprevisti o di malattie. La "fragilità sociale" dei nuovi poveri non è più solo la povertà dei singoli, è sempre più la fragilità di interi nuclei familiari non efficacemente sostenuti nelle loro fatiche quotidiane". A sostenerlo è il ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi che aggiunge: "Il quadro delle disuguaglianze sociali – come ci è stato giustamente ricordato – non può essere risolto solo con assistenza e beneficenza. Servono politiche sociali strutturate e continue: un welfare sempre più capace di dare risposte efficaci anche in termini di servizi e non solo monetari, una complessiva riforma degli ammortizzatori sociali, il rilancio del reddito minimo d’inserimento, una nuova politica per la casa, una grande intesa con i fornitori dei servizi essenziali per aiutare le famiglie numerose a reggerne i costi, un vasto progetto d’integrazione per le famiglie degli immigrati."

Considero – conclude Bindi – lo strumento della Valutazione dell’impatto familiare (VIF) ormai imprescindibile per quelle politiche promozionali e incentivanti in cui si sostanziano i diritti della famiglia e i relativi livelli essenziali. I nuovi poveri sono uno schiaffo alla società dell’opulenza e costringono a prendere sul serio il monito che ci viene da mons. Pasini: occorre una mobilitazione delle coscienze e un cambiamento culturale generale dell’intero Paese".

 

 

 

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