SOCIETA’. Indagine Cittadinanzattiva, italiani fatalisti e poco informati sui terremoti

Sui terremoti gli italiani sono poco informati e si affidano al fatalismo. Uno studente su tre ignora in quale zona sismica sia collocato il proprio Comune di residenza; il 40% degli adulti e il 36% dei ragazzi ritiene che i terremoti colpiscano a caso. E’ l’allarme lanciato da Cittadinanzattiva che oggi ha presentato insieme al Dipartimento della Protezione civile, la prima Indagine su conoscenza e percezione del rischio.

Dall’indagine emerge anche un’altra realtà: i genitori non sono certi della sicurezza della scuola frequentata dai propri figli e ci sono dubbi addirittura sulla sicurezza della propria abitazione (per il 46% degli adulti intervistati). Solo il 35% degli studenti ritiene di frequentare una scuola sicura e il 63% dei genitori non sa se la stessa sia stata costruita secondo le norme antisismiche.

La presunta insicurezza della scuola è motivata dal fatto che si tratta di un edificio di vecchia costruzione (86%), dalla presenza di crepe (52%), ed infiltrazioni e segni di umidità (41%). Un genitore su dieci non sa quando è stata costruita la propria abitazione ed uno su quattro non conosce le caratteristiche di tetto e solaio. Il 46% dice di non sapere se la propria casa è sicura per questi motivi: è vecchia (83%), presenta infiltrazioni e segni di umidità (33%) o crepe (26%), è in muratura (24%).

A sorpresa i più fatalisti sono i genitori: il 40% ritiene che il terremoto colpisca a caso rispetto al 36% degli studenti. Ad alimentare il fatalismo contribuiscono anche disinformazione e qualche credenza popolare: il 15% dei ragazzi e l’11% degli adulti pensano che osservare le reazioni degli animali sia efficace per prevedere il terremoto.

Poco più della metà degli studenti (52%) e tre genitori su quattro (74%) ha vissuto sulla propria pelle il terremoto. L’evento sismico che colpì l’Umbria e le Marche nel 1997 è l’esperienza condivisa da gran parte dei soggetti raggiunti dalla Indagine. L’esperienza diretta dell’evento sismico e le simulazioni effettuate nella gran parte delle scuole (90%) producono comportamenti corretti durante e dopo la scossa di terremoto: e cioè ripararsi sotto il tavolo o nel vano porta (atteggiamento indicato dall’81% degli studenti e dal 75% dei genitori) e, successivamente alla scossa, il 73% degli adulti sa che deve uscire di casa e l’80% dei ragazzi segue correttamente l’insegnante.

E, infine, solo uno studente su quattro e un genitore su tre sa che nel proprio Comune esiste il Piano comunale di emergenza, ma è una conoscenza solo fittizia, visto che nella stessa maggioranza del 65%, ragazzi e genitori non sanno quali siano le aree sicure dove radunarsi in caso di emergenza. E ancora solo il 25% degli studenti e il 33% dei genitori sa che è il Comune a dover predisporre e presentare il Piano, e non i Vigili del fuoco.

L’Indagine, realizzata nell’ambito della campagna Impararesicuri, è stata condotta fra dicembre 2008 e marzo 2009 – quindi prima del terremoto dell’Aquila dello scorso aprile – e ha coinvolto 4.944 studenti di scuole superiori di primo e secondo grado e 1.851 loro genitori. E’ stata presentata oggi, alla vigilia della VII Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole che si svolgerà domani 25 novembre in diecimila scuole italiane.

"Tra i dati positivi emerge che genitori e studenti dimostrano di conoscere quali siano i comportamenti corretti da tenere in caso di terremoto sia che si trovino in casa che a scuola – spiega Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva – Questo dato indica quanto fruttuose siano le attività di prevenzione e quanto importante sia proseguirle incessantemente soprattutto estendendole a quanti più cittadini possibile. I dati che maggiormente preoccupano, invece, sono quelli relativi alla mancata o inadeguata conoscenza, dei ragazzi e degli adulti, del piano comunale di emergenza e delle aree in cui rifugiarsi in caso di calamità. Per questo riteniamo – continua Bizzarri – che si siano due priorità non rinviabili: obbligare tutti i Comuni a dotarsi del Piano di emergenza, e farlo conoscere alla popolazione, e mettere in sicurezza le scuole, a cominciare da quelle situate in zone ad elevato rischio sismico".

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