SOCIETA’. Inglese, la lingua più studiata. Lo rileva il Censis

Il Censis ha "indagato" sull’offerta formativa linguistica nel nostro Paese che offre, a chi decide di approfondire lo studio di una lingua straniera, più di 1.000 strutture che offrono corsi di lingua (il 50% delle strutture); moduli linguistici (22%) e l’uno e l’altro (28%). Per quanto riguarda la lingua più studiata, al primo posto c’è l’inglese che assorbe la quota più alta di utenti (56,3%) più o meno in tutti i livelli di insegnamento (elementare, intermedio, avanzato), sia a scopo professionale che generico. Lo stesso avviene anche tra i fruitori dei corsi di italiano L2 (18,2%), generalmente immigrati che vogliono integrarsi nel nostro mercato del lavoro, e anche delle altre lingue (25,5%), che nel caso degli insegnamenti linguistici meno diffusi, come cinese, russo e giapponese, fanno emergere una domanda quasi esclusivamente professionalizzante. Quanto ai destinatari si osserva una concentrazione di utenza di livello impiegatizio (69,7%), seguita da tecnici, dei quadri e dei funzionari (43,1%), dirigenti e vertici (34,7%).

Ben il 40,3% del totale dei corsisti, ovvero 110mila utenti, risulta aver frequentato corsi con l’intento di spendere sul mercato del lavoro le competenze linguistiche acquisite. Il 33,4% di essi ha frequentato corsi organizzati dal datore di lavoro (aziende e Pa), mentre le scelte personali si sono orientate in misura maggiore, rispetto alla media dei corsisti, verso un’offerta personalizzata: il 24,7% di coloro che hanno frequentato corsi con fini professionali ha optato per corsi individuali, mentre i corsi collettivi hanno riguardato il restante 41,9%.

Il 43,6% delle strutture intervistate propone corsi finalizzati all’alfabetizzazione linguistica; seguono l’insegnamento a livello intermedio di una lingua straniera o dell’italiano L2 (29%), l’acquisizione di competenze linguistiche di tipo specialistico-tecnico-professionale di base (15,5% delle strutture) o intermedie-avanzate (11,9%). Poca tuttavia la voglia o la possibilità di sperimentare nuove iniziative e prodotti per l’insegnamento. Il 79,1% ha dichiarato infatti di aver proposto un’offerta standard. Tra i soggetti che hanno segnalato iniziative di particolare rilevanza, troviamo il 27,9% delle scuole private intervistate ed il 24,9% delle strutture d’istruzione pubblica.

Le abilità su cui le iniziative innovative si focalizzano sono prima di tutto la capacità di parlare in lingua (79,9%), seguite dallo scrivere (34,5%) e ascoltare, o la comprensione in lingua (31,1%). Le metodologie con cui vengono perseguiti obiettivi e abilità, vanno dalla conversazione in lingua in presenza tra allievi e docenti (87,6%), alle lezioni frontali (55%) e alle simulazioni di situazioni di vita reali (51,5%), che rappresentano le modalità più ricorrenti, cui si affiancano elaborazioni scritte in lingua (40,8%), attività ludiche in lingua (32%), formazione a distanza (18,9%) e attività laboratoriali varie (5,9%).

 

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