SOCIETA’. Istat: 58,7 milioni residenti in Italia, cresce la presenza straniera

Al 31 dicembre 2005 risultavano residenti in Italia 58.751.711 persone, con un incremento dello 0,5 per cento (289.336 persone) rispetto ai 58.462.375 residenti al 31 dicembre 2004. Lo si rileva dal bilancio demografico nazionale diffuso oggi dall’ Istat. Le donne residenti sono risultate 30.224.823, gli uomini 28.526.888. La variazione di popolazione è stata determinata dalla somma di più voci: il saldo negativo del movimento naturale, pari a -13.282 unità, il saldo positivo del movimento migratorio con l’ estero pari a +260.644 persone, un incremento dovuto alle rettifiche post-censimento e al saldo interno pari a +41.974 unità.

Nel 2005 sono aumentati, rispetto all’ anno precedente, gli stranieri residenti in Italia: in attesa dei dati in valore assoluto, che saranno disponibili nel corso mese di ottobre – ha riferito l’ Istituto – la quota di stranieri sulla popolazione totale è risultata pari a 4,5 stranieri ogni cento persone residenti, in crescita rispetto al 2004 (4,1 stranieri ogni cento residenti).

Se l’Italia ha ripreso a far figli il ‘merito’ va spartito ‘fifty-fifty’ tra immigrate residenti nel nostro Paese e donne italiane che hanno scelto la maternità non più giovanissime. Secondo le stime riferite al 2005, nel Belpaese nascono in media 1,32 figli per ogni donna in età feconda: un livello in linea con la tendenza alla ripresa della fecondità avviatasi nella seconda metà degli anni ’90, dopo che per 30 anni la fecondita’ italiana era andata continuamente calando (minimo di 1,19 figli per donna nel ’95).

L’aumento del numero medio di figli per donna è tutto concentrato al Nord e al Centro (+26 e +19% tra il ’95 e il 2005) mentre nel Sud la fecondita’ continua a diminuire. Le opposte tendenze determinano tuttavia un avvicinamento dei livelli di fecondità intorno al dato medio nazionale e la progressiva omogeneizzazione dei comportamenti riproduttivi fa sì che ai primi posti nella classifica delle regioni più prolifiche si trovino nel 2005 sia regioni storicamente ‘fertili’ come il Trentino (1,48 figli per donna), la Campania (1,43) o la Sicilia (1,41) sia regioni che 10 anni fa avevano raggiunto un livello di fecondità estremamente basso come Lombardia (1,35) ed Emilia (1,34). Alla ripresa della fecondità della popolazione residente stanno contribuendo in modo rilevante i comportamenti riproduttivi degli stranieri. Nel 2004 le donne italiane hanno avuto in media 1,26 figli mentre le donne straniere ne hanno avuti più del doppio (2,61). La fecondità delle straniere ha una distribuzione territoriale inversa a quella osservata per le italiane: i livelli più elevati, infatti, si registrano tra le straniere residenti nel Nord-Ovest e nel Nord-Est: rispettivamente 2,74 e 2,84 figli per donna contro 1,18 e 1,19 figli delle residenti di cittadinanza italiana. Hanno, invece, in media un numero più contenuto di figli le straniere che risiedono al Sud e nelle Isole (2,16 e 2,22) dove la fecondità delle italiane è ancora relativamente alta (1,35 e 1,31). Se il ritorno delle culle nel nostro Paese è dovuto per circa la metà alle nascite da madri straniere, l’altra metà è il risultato del recupero della maternità da parte delle generazioni di italiane nate tra la seconda metà degli anni ’60 e i primi anni ’70’.

L’aumento della fecondità osservato tra il ’95 e il 2004 e’ dunque il risultato di gravidanze più numerose tra le over 30, mentre nelle donne più giovani si continua a riscontrare una diminuzione dei livelli di fecondità. Le italiane tendono a realizzare più della metà della loro fecondità oltre i 30 anni (l’età media alla nascita dei figli é di 31 anni) mentre le straniere residenti in Italia hanno un calendario della fecondità decisamente più anticipato con un’età media alla nascita dei figli di 27 anni.

 

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