SOCIETA’. Istat: fotografia triste dell’Italia. Consumatori chiedono interventi concreti

Non è allegra la fotografia del paese che emerge dal Rapporto annuale dell’Istat. Come ha detto il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, "la ricchezza di cui dispongono le famiglie, un tessuto produttivo robusto e flessibile, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, il rigore nella gestione del bilancio pubblico, le reti di aiuto informale sono gli elementi che spiegano perché la caduta del reddito prodotto, la più forte tra i grandi paesi industrializzati, non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni". Giovannini ha avvertito però che "il sistema Italia appare vulnerabile, e più vulnerabile di qualche anno fa. Per fronteggiare le recenti difficoltà l’economia e la società italiana hanno eroso molte delle riserve disponibili". E soffermandosi sugli effetti sociali della crisi, ha sottolineato come "i giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità".

Qualche dato (non imprevisto): la stagnazione dell’economia si riflette sul calo del potere d’acquisto delle famiglie, che ormai hanno intaccato anche i risparmi per conservare il proprio tenore di vita. La propensione al risparmio delle famiglie nel 2010 si è attestata al 9,1%, il valore più basso dal 1990. Il 19,1% delle famiglie si è limitata a risparmiare meno ma ben il 16,2% ha dovuto intaccare il proprio patrimonio o indebitarsi. C’è poi chi sui risparmi non può più contare: un quarto degli italiani, pari al 24,7% della popolazione, "sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale".

Sono allarmate le associazioni dei consumatori, che da tempo denunciano lo stato di disagio, di crollo dei risparmi e del potere d’acquisto delle famiglie. Il fatto che un italiano su quattro abbia sperimentato il rischio di povertà è per Adoc "un dato gravissimo. Il potere d’acquisto – prosegue l’associazione – si è ridotto del 5%, il risparmio rischia un crollo del 2%, e i rincari pesano per oltre 700 euro annue sui bilanci familiari". Commenta il presidente Carlo Pileri: "Gli italiani sono allo stremo, è gravissimo e inaccettabile che il 25% dei cittadini abbia sperimentato la povertà, una percentuale che, senza una pronta inversione di tendenza, rischia di crescere visto che quest’anno, solo per energia, carburanti e mutui le famiglie subiranno rincari per oltre 700 euro".

Per Adiconsum, servono provvedimento quali la liberalizzazione del mercato dai monopoli – Ferrovie, farmacie, ordini professionali, compagnie petrolifere – e abbattimento del carico fiscale che grave sulle categorie più deboli. "I dati Istat confermano – dichiara Pietro Giordano, segretario generale vicario Adiconsum – le previsioni da noi fatte, focalizzando la pericolosa erosione dei risparmi delle famiglie costrette a trasformarsi in un grande ‘ammortizzatore sociale’ per giovani, donne e anziani, cioè per la parte più debole del nostro Paese. Non è possibile – continua Giordano – che l’imposizione fiscale continui a colpire proprio chi si comporta virtuosamente cioè i lavoratori dipendenti e i pensionati. Si realizzi la ormai pluridecennale promessa di abbattimento del carico fiscale a danno di tali categorie, si incrementi la lotta all’evasione fiscale e si proceda all’adozione della fiscalità di vantaggio per quelle aziende che investono nel Sud, abbattendo anche per un periodo determinato gli oneri aggiuntivi sul costo del lavoro valorizzando e premiando la produttività".

Misure di sostegno per famiglie a reddito fisso e rilancio degli investimenti sono le richieste di Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano come le risorse siano reperibili attraverso "tassazione sulle rendite finanziarie, tassazione sugli alti patrimoni, manovre solidaristiche da parte degli alti redditi, intensificazione della lotta all’evasione fiscale". Per Federconsumatori e Adusbef, "cade il risparmio delle famiglie, si riduce l’occupazione giovanile e la crescita dell’Italia registra un colpo d’arresto dietro l’altro, come peraltro avevamo tristemente previsto. Se non bastassero tutti questi dati catastrofici, un ulteriore indicatore di quanto sia grave ed allarmante la situazione è fornito dall’Ismea, che registra il crollo dei consumi nel settore alimentare a -3,6% (settore che, lo ricordiamo, per ultimo viene intaccato dalla crisi)". Commentano i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: "Una situazione imputabile alla irresponsabile e inaccettabile inazione del Governo. Piuttosto che pensare a spostare Ministeri, regalare le nostre spiagge o aumentare l’accisa sulla benzina è ora di intervenire seriamente per imprimere una svolta al tracollo dell’economia e del potere di acquisto delle famiglie".

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