SOCIETA’. Istat, italiani a quota 60Mln, ma grazie agli stranieri

Nell’anno 2006 si è registrato un aumento della popolazione residente in Italia di 379.576 unità, pari allo 0,6 per cento. Lo rende noto l’Istat, che ha presentato oggi il Bilancio demografico annuale. Dai dati dell’istituto, calcolati a partire dal 14° Censimento generale della popolazione effettuato il 21 ottobre 2001,si evince che tale aumento è legato in gran parte alle migrazioni dall’estero e alle rettifiche post-censuarie. La variazione di popolazione è infatti la conseguenza della somma delle seguenti voci di bilancio: saldo del movimento naturale pari a +2.118 unità, saldo del movimento migratorio con l’estero pari a +222.410, incremento dovuto alle rettifiche post-censuarie e saldo interno pari a +155.048 unità.

La distribuzione territoriale
L’aumento della popolazione non è uniforme sul territorio nazionale. "Si conferma anche per il 2006 – afferma l’Istat – un movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro, e un saldo naturale che risulta positivo solo nelle regioni del Sud e nelle Isole". La distribuzione della popolazione residente per area geografica attribuisce ai comuni delle regioni del Nord-ovest 15.630.959 abitanti (il 26,4 per cento del totale), a quelli del Nord-est 11.204.123 (il 18,9 per cento), al Centro 11.540.584 (il 19,5 per cento), al Sud 14.079.317 (il 23,8 per cento) e alle Isole 6.676.304 (l’11,3 per cento). Si tratta di numeri percentuali vicini a quelli del 2005 : si registra solo un lieve incremento della quota di popolazione del Centro a scapito di quella del Sud. La stima della quota di stranieri sulla popolazione totale è pari a 5,0 stranieri ogni 100 individui residenti1, e risulta in crescita rispetto al 2005 (4,5 stranieri ogni 100 residenti). La presenza di popolazione straniera è più elevata in tutto il Centro- Nord (rispettivamente 7,2 e 6,8 per cento nel Nord-est e nel Nord-ovest e 6,4 per cento nel Centro), mentre nel Mezzogiorno la quota di stranieri residenti è dell’1,6 per cento circa. Nel corso del 2006 sono nati 560.010 bambini (5.988 nati in più rispetto all’anno precedente) e sono morte 557.892 persone (9.412 in meno rispetto all’anno precedente).

La natalità
Cresce il numero dei nati rispetto all’anno precedente. Il maggior aumento si registra nelle regioni del Centro (+2,6 per cento), del Nord- Ovest (+2,5 per cento) e del Nord-Est (+1,8 per cento), mentre nelle regioni meridionali (-0,9 per cento) e nelle Isole (-1,3 per cento) permane una tendenziale diminuzione. Il numero crescente della natalità è da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare. Negli ultimi 12 anni, infatti, l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente in Italia ha fatto registrare un fortissimo incremento, passando dall’1,7 per cento al 10,3 per cento del totale dei nati vivi; in valori assoluti da poco più di 9 mila nati nel 1995 a quasi 58 mila nel 2006.

La mortalità
In diminuzione il numero di decessi rispetto al 2005. Tasso di mortalità ovviamente più consistente nelle regioni più "anziane": Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna presentano tassi di mortalità superiori alla media nazionale (9,5 per mille). A queste si aggiungono tutte le regioni del Centro, con la sola eccezione del Lazio, dove il tasso di mortalità è inferiore alla media nazionale (9,1 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno, solo il Molise e la Basilicata hanno un tasso di mortalità (rispettivamente 11,2 e 9,6) più elevato della media nazionale. Le altre regioni, "più giovani", fanno registrare tutte valori inferiori al 9,5 per mille.

Le regioni più attrattive
La somma dei tassi migratori interno ed estero indica l’area del Nord-est come la più attrattiva, con un tasso pari all’8,5 per mille, soprattutto per le immigrazioni dall’estero; a seguire il Centro (6,8 per mille), soprattutto per la capacità di assorbire i movimenti interni. Scende la popolazione del Sud a causa delle migrazioni interne, costituite prevalentemente da italiani che trasferiscono la propria residenza nelle regioni centro-settentrionali. La regione più attrattiva è l’Emilia Romagna (10,4 per mille), seguita nel Nord da Trento (8,4 per mille), dal Friuli-Venezia Giulia (7,8 per mille), dalla Lombardia e dalle Valle d’Aosta (7,3 per mille) e nel Centro da Toscana (7,4 per mille), Umbria e Marche (7,3 per mille).

Rettifiche post-censuarie
"Anche nel 2006 – rileva l’Istat – si registra un alto numero di iscrizioni e cancellazioni per altri motivi, dovute prevalentemente alle operazioni di rettifica che i comuni effettuano a seguito del confronto tra i risultati del Censimento e gli archivi anagrafici, e la conseguente revisione di quest’ultima. I risultati di questa operazione, effettuata dal Comune di Roma nel corso del 2006, contribuiscono in misura determinante al Saldo per altri motivi". Nei 12 grandi comuni aventi una popolazione di oltre 250 mila abitanti risiedono circa 9 milioni di abitanti, ossia il 15,4 per cento del totale. Non considerando le operazioni di revisione dell’anagrafe, in tali comuni si registra una lieve diminuzione di popolazione rispetto al 2005: -18.352 mila abitanti, pari a -0,2 per cento. Gli unici grandi comuni che segnano una crescita sono Roma (+8.226), e Verona (+1.304) mentre il decremento più sostenuto si verifica a Napoli (-9.103).

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