SOCIETA’. Istat: povera 1 famiglia su 5. Consumatori: situazione non è da Paese civile

In Italia nel 2010 risulta povera o quasi povera circa una famiglia su cinque. Lo rileva l‘Istat, spiegando che si tratta del 18,6% dei nuclei (l’11% sono quelli poveri e il 7,6% sono quelli quasi poveri). Oltre un italiano su 10, 8 milioni 272 mila di persone, vivono in povertà. Il 13,8% della popolazione, secondo i dati Istat per il 2010, sopravvive con una spesa mensile inferiore a 992,46 euro per due persone. La situazione è ancora più grave per i 3 milioni e 129 mila residenti (il 5,2%) che vivono in povertà assoluta. Risulta povera una famiglia su 5 e la quota sale a una su due per i nuclei con tre o più figli residenti al Sud. La regione più povera è la Basilicata con il 28,3% delle famiglie.

La povertà relativa – sottolinea l’Istat – aumenta tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9% al 29,9%), tra quelle con membri aggregati (dal 18,2% al 23%) e di monogenitori (dall’11,8% al 14,1%). La condizione delle famiglie con membri aggregati peggiora anche rispetto alla povertà assoluta (dal 6,6% al 10,4%). Nel Mezzogiorno l’incidenza di povertà relativa cresce dal 36,7% del 2009 al 47,3% del 2010 tra le famiglie con tre o più figli minori. La povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento lavoratore autonomo (dal 6,2% al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8% al 5,6%), a seguito del peggioramento osservato nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 19,2% e dal 10,7% al 13,9% rispettivamente), dove l’aumento più marcato si rileva per i lavoratori in proprio (dal 18,8% al 23,6%). Tra le famiglie con persona di riferimento diplomata o laureata aumenta anche la povertà assoluta (dall’1,7% al 2,1%).L’Istat sottolinea come peggiora la condizione delle famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro, si tratta essenzialmente di coppie di anziani con un solo reddito da pensione, la cui quota aumenta dal 13,7% al 17,1% per la povertà relativa e dal 3,7% al 6,2% per quella assoluta. Migliora, nel Centro, la condizione di povertà relativa tra le famiglie con due o più anziani (dal 10,5% al 7,1%). La povertà assoluta cala per le coppie con persona di riferimento sotto i 65 anni (dal 3,0% all’1,9%), a seguito di una maggiore presenza di coppie con due percettori di reddito. La Lombardia l’Emilia Romagna sono le regioni con i valori più bassi dell’incidenza di povertà, pari al 4,0% e al 4,5% rispettivamente.

Questi dati mostrano che il "Governo non aiuta i poveri" afferma il Codacons in una nota. Per l’associazione le cifre diffuse oggi sono, infatti, "incompatibili per un Paese che vuole definirsi civile". Secondo l’organizzazione "è, quindi, incredibile che il Governo non abbia fatto nè intenda fare nulla per queste persone ed al contempo prometta la riduzione delle aliquote anche per i più ricchi, passando dal 43 al 40%". A riguardo il Codacons, infine, sottolinea: "Ridurre la progressività delle imposte, riducendo le aliquote, tagliando in modo lineare le detrazioni fiscali, aumentando i ticket sanitari, significa avere sempre meno risorse da destinare a questi 8 milioni di individui che ne hanno effettivamente bisogno".

"E’ gravissimo che il 13% della popolazione viva in povertà, la situazione è particolarmente critica per gli anziani e nel Mezzogiorno – dichiara, invece, Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – temiamo che il numero degli italiani poveri possa aumentare quest’anno del 2%, circa un milione di cittadini in più, a causa dei rincari che stanno colpendo le famiglie, pari a circa 800 euro l’anno tra alimentari, carburanti ed energia, e dei tagli alle agevolazioni fiscali per le famiglie, pari a circa 1000 euro. Una situazione drammatica a cui deve essere posto un freno".

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