SOCIETA’. Istat: un quarto della popolazione non si informa mai di politica

Italiani e politica: è un rapporto fatto di scarsa informazione, dove pesano mancanza di interesse e sfiducia, persistono le differenze di genere (le donne sono meno interessate degli uomini anche se il dato tende a cambiare nell’arco del tempo) e la fonte di informazione predominante, l’unica per il 23% dei cittadini, rimane la televisione. In Italia sono circa 11 milioni le persone che non si informano mai di politica. La fotografia è restituita dall’Istat nel suo rapporto "La partecipazione politica: differenze di genere e territoriali".

Quasi un quarto della popolazione non si informa di politica. "Il 23,3% della popolazione di 14 anni e più non si informa mai di politica – rileva infatti l’Istat – Si tratta, in valori assoluti, di quasi 4 milioni di uomini e di 7 milioni 847 mila donne. Il 60,7% delle persone di 14 anni e più si informa almeno una volta a settimana e il 35,9% ogni giorno. Parla di politica almeno una volta a settimana il 39,4%, ne parla solo occasionalmente il 26,2%, mentre non ne parla mai il 31,9%. Ci si informa, dunque, di politica più di quanto se ne parli. L’ascolto di dibattiti politici è meno diffuso e coinvolge il 23,6% della popolazione: solo 12 milioni di persone dichiarano, infatti, di aver ascoltato dibattiti politici almeno una volta nell’anno".

"Emergono poi profonde differenze di genere nel rapporto con la politica – continua il Rapporto – La politica continua ad essere percepita da molte donne come una dimensione lontana dai propri interessi. Solo il 53,6% delle donne, infatti, si informa settimanalmente di politica, contro il 68,5% degli uomini". Le differenze di genere quasi si annullano invece fra i giovani di 14-17 anni.

L’informazione politica vede la predominanza della televisione, che per il 23% dei cittadini che si informano di politica rappresenta anche l’unico canale informativo. I dati: "La televisione è il canale di informazione che in assoluto viene utilizzato di più (93,5%). Seguono i quotidiani (49,9%), anche se in misura decisamente inferiore, la radio (31,2%), le discussioni con amici (24,9%), con parenti (18,8%) e con i colleghi di lavoro (15,4%), la lettura di settimanali (11,3%), i conoscenti (10,4%), altre riviste non settimanali (3,6%) e altri canali (2,8%). Il ricorso a organizzazioni politiche (1,8%) e sindacali (1,7%) si colloca in fondo alla graduatoria. Un quarto dei cittadini che si informano di politica ricorre ad un solo mezzo di informazione, il 28,4% ne usa due, il 23% tre, l’11% quattro e un altro 11% cinque o più".

Il 66,4% di chi non si informa di politica è motivato dal disinteresse, mentre un quarto /(24,8%) dalla sfiducia nei confronti della politica. La mancanza di interesse è particolarmente diffusa fra i giovani fino a 24 anni, mentre la sfiducia nella politica cresce con l’età e raggiunge punte più elevate nella fascia fra 60 e 64 anni.

Quale dato positivo comunque c’è. "Negli ultimi dieci anni – rileva l’Istat – i livelli di partecipazione politica sono cambiati significativamente: è cresciuta, infatti, la partecipazione invisibile, si parla e ci si informa di più di politica, si ascoltano di più i dibattiti politici, mentre la partecipazione visibile rimane stabile, per quanto riguarda sia comizi e cortei, sia il coinvolgimento in organizzazioni politiche". È aumentata anche la frequenza con cui si parla e ci si informa di politica e sono diminuite nel decennio, pur rimanendo elevate, le differenze di genere. Infatti "in un decennio le donne che parlano di politica almeno una volta alla settimana sono cresciute del 46,9%, più del doppio degli uomini (+18,8%), quelle che si informano di politica almeno una volta alla settimana del 20% (rispetto al 6% degli uomini), quelle che si informano tutti i giorni del 25% (rispetto all’11% degli uomini). Cala anche il numero delle persone che non ne parla mai e anche in questo caso soprattutto tra le donne (al 46,8% del 1999 al 40,1% del 2009)".

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