SOCIETA’. L’Onu arrivi al Trattato sul commercio di armi. Appello di Amnesty

"I governi devono impedire i trasferimenti di armi laddove vi sia il rischio sostanziale che esse possano essere usate per compiere gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario." E’ quanto chiede Amnesty International ai leader mondiali, alla vigilia della riunione di ottobre, in cui gli Stati membri delle Nazioni Unite decideranno se progredire nel negoziato su un Trattato sul commercio di armi.

Per quest’occasione Amnesty ha pubblicato ieri il Rapporto "Sangue al crocevia. Perché occorre un trattato globale sul commercio di armi", in cui si esamina l’ambito di applicazione del trattato in fase di discussione, attraverso 9 dettagliati casi di studio di altrettante situazioni in cui il commercio di armi privo di regole ha conseguenze catastrofiche per i diritti umani. Dal conflitto in corso in Darfur alla repressione militare in Myanmar e in Guinea fino all’esplosione della violenza settaria in Iraq, il rapporto mostra come e perché le attuali discrepanze e scappatoie nelle leggi nazionali consentano il verificarsi di violazioni dei diritti umani e spiega perché, senza un’efficace norma sui diritti umani, un Trattato sul commercio di armi potrebbe non essere in grado di proteggere le persone più vulnerabili.

Il rapporto di Amnesty International denuncia in modo esplicito il proseguimento delle violazioni degli embarghi delle Nazioni Unite sulle armi in Costa d’Avorio, Somalia e Darfur a causa di legislazioni nazionali deboli e della mancanza d’impegno e di competenza di alcuni governi. Questa situazione rende ancora più stringente la necessità di un efficace trattato sulle armi. "Il tempo per un Trattato sul commercio di armi è adesso. Sessant’anni dopo aver adottato la Dichiarazione universale dei diritti umani, quegli stessi governi possono e devono dare al mondo un accordo efficace sui trasferimenti internazionali di armi, che abbia al centro i diritti umani" – si legge nel rapporto di Amnesty International.

Già dal 2003 Amnesty International, insieme a Oxfam e Iansa (Rete internazionale d’azione sulle armi leggere), aveva lanciato la campagna "Controlarms" per chiedere un Trattato sul commercio di armi in grado di salvare migliaia di vite umane e chiamare a rispondere del proprio operato gli irresponsabili fornitori di armi. La campagna "Controlarms" ha ottenuto il sostegno di oltre un milione di persone in tutto il mondo. In Italia, è stata rilanciata dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dalla Rete Italiana per il Disarmo. Nel dicembre 2006, al termine di una votazione storica in Assemblea generale, 153 Stati membri delle Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione per dare il via ai lavori per un trattato globale sul commercio di armi. Vi è stato un solo voto contrario, quello degli Usa, insieme a 24 astensioni.

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